GIUFA' – aprile 2012
Gad Lerner

Troppo bello per essere falso, il film Quasi amici-Intouchables di Olivier Nakache ed Eric Toledano ci aveva appena narrato l’incontro riuscito fra un disabile altoborghese e un immigrato delle banlieue parigine, divenuti indispensabili l’uno all’altro, mettendoci allegria. Un’allegria rinforzata dal sapere che quella storia era realmente avvenuta, prima di trasformarsi in fiction. Avevamo, dunque, curiosato nel quartiere difficile del protagonista nero, il casermone sovraffollato, la disoccupazione e lo spaccio, riscattati dalla solare esuberanza che lo spinge a infrangere le barriere dell’emarginazione…

Quand’ecco che lo stesso paesaggio metropolitano si è riproposto a noi nell’immagine – così simile, all’apparenza, eppure così diametralmente opposta – di Mohammed Merah. Cittadino francese di origine algerina, poco più che ventenne, autoproclamatosi seguace di Al-Qaida e trasformatosi da ragazzo di periferia in killer spietato. Donde scaturisce il fanatismo che l’ha pervaso, conducendolo prima a fare la guerra fra il Pakistan e l’Afghanistan, e poi seminare la morte nei luoghi europei della sua infanzia?

Ha la carnagione olivastra Merah, e dichiara una fede islamica. Ma somiglia tremendamente al bianco norvegese Breivik, autore del massacro di Utoya in nome della difesa della cristianità.

Entrambi mi fanno paura per la speciale desensibilizzazione della loro umanità, ridotta a tecnica spettacolare del massacro, così come la osservo riprodotta nei videogiochi di guerra che impazzano fra i nostri figli. Dove spari, ammazzi e fai punti in cerca del record, spargendo sangue che arriva a grondare fin sullo schermo in un delirio iper-realistico. Conditela, pure, di significati sociologici, mitologie del conflitto di civiltà, scimmiottature di guerre di religione, richiami al nazismo o al jihadismo. Ci credo poco.

Mohammed Merah ha ammazzato militari francesi per dire che stava dalla parte dei talebani. Ha ammazzato bambini ebrei e un loro insegnante per dire che stava dalla parte dei bambini di Gaza. Svuotato d’umanità, ha cercato egli stesso la morte, come esito finale di un videogioco insensato.