Conflitti: personale sanitario sempre più sotto attacco - Nigrizia
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Nel 2023, gli attacchi alle strutture sanitarie sono aumentati del 25%, raggiungendo il massimo storico. Drammatica la situazione in Sudan, Rd Congo e Burkina Faso
Conflitti: personale sanitario sempre più sotto attacco
22 Maggio 2024
Articolo di Redazione
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Crescono gli attacchi al personale sanitario in tutto il mondo, anche nel continente africano. Se dal 2022 l’intero pianeta è stato colpito da una escalation vertiginosa di guerre e scontri armati di varia natura, un tasto particolarmente dolente in tal senso riguarda la sanità e gli ospedali. Un tempo zona franca e ormai bersaglio quasi normalizzato. Secondo uno studio condotto da Safeguarding Health in Conflict Coalition (Shcc), nel 2023, nelle zone di conflitto, il fenomeno è aumento del 25% rispetto all’anno precedente. E non soltanto a causa della guerra a Gaza o in Ucraina. Sudan e Repubblica Democratica del Congo sono stati i paesi più colpiti in tutto il continente. In Sudan in particolare la situazione è drammatica.

Se a livello globale si sono registrati 2.562 incidenti, con 487 lavoratori sanitari uccisi, un caso su 10 è avvenuto in  Sudan, da aprile 2023 travolto da una sanguinosissima guerra civile che è ormai sfociata nella più grave crisi umanitaria del pianeta. Più di 63 strutture sanitarie sono state danneggiate e 56 operatori uccisi. Tutti i 12 stati che compongono il paese sono stati colpiti, con una particolare concentrazione nelle zone più urbanizzate e in particolare a Karthoum, negli stati del Darfur e nel Kordofan del nord. Non sono mancati attacchi aerei, incursioni da parte dell’esercito e da parte delle Forze di supporto rapido (Rsf) guidate da Hemeti. 

La crescente esposizione dei luoghi di cura porta una popolazione già stremata ancor più al limite. Di per sé, ogni conflitto porta con sé un calo fisiologico di personale, causato da medici e infermieri sfollati insieme al resto della popolazione, costretti quindi ad abbandonare il posto di lavoro. Ora, in Sudan, reparti delicatissimi, come quello di dialisi o la pediatria, sono ormai ridotti all’osso in tutto il paese e mal funzionanti. A mietere ulteriori vittime, infatti, c’è il problema che per i dializzati è quasi impossibile seguire le cure con continuità a causa dell’instabilità delle strutture e dei continui salti di corrente. 

Non va meglio nella Repubblica democratica del Congo, con 115 incidenti registrati e 41 operatori rapiti. I casi hanno raggiunto il massimo storico nei primi quattro mesi del 2023, coprendo 26 province con una particolare concentrazione nel Nord del Kivu. Secondo il report, è particolarmente critica la situazione nei reparti di natalità. C’è stato un calo del 75% dei parti assistiti in diverse aree studiate, tra cui Kirindera, Molte strutture sanitarie hanno chiuso a causa dei ripetuti attacchi e non sono state considerate luoghi sicuri nemmeno dopo la loro riapertura. Insieme alle donne, anche la qualità dell’assistenza sanitaria dei bambini è peggiorata drasticamente, un fenomeno che fatica a stabilizzarsi, anche a causa del bassissimo budget di cui dispongono le strutture e del frequente saccheggio che subiscono. 

Tra i diversi paesi tristemente interessati da questo problema, va menzionato anche il Burkina Faso, per il suo drastico peggioramento dal 2021. Benché il numero di attacchi (49) e di vittime (8) rimanga minore, per la prima volta da quando il Shcc ha iniziato a monitorare il paese nel 2016, lo scorso anno droni armati di esplosivi hanno iniziato a colpire gli ospedali e gli altri luoghi di cura, aggiungendosi alle già precedenti incursioni. E’ inoltre sempre più frequente il furto di medicinali da parte dei gruppi armati, poi rivenduti nel mercato nero. Secondo l’Onu, il Burkina sta attraversando un vero tracollo del proprio sistema sanitario, al punto che lo scorso gennaio più di 450 strutture avevano chiuso per problemi di sicurezza e di mancanza di personale. Significa che più di 4 milioni di persone sono rimaste senza accesso alle cure. (AB) 

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