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Annunciate una serie di misure per fronteggiare la crisi
Conflitto in Ucraina e taglio delle forniture di grano: l’Egitto corre ai ripari
Davanti all’aumento dei prezzi e alla prospettiva di un rapido esaurimento delle scorte, il presidente al-Sisi ha annunciato nuovi incentivi per il settore agricolo e per il controllo del prezzo alla vendita. Imposto anche un bando di tre mesi sull’esportazione di olio, mais, legumi, pasta e farina. La crisi logora anche le finanze del paese che cerca nuovi prestiti
18 Marzo 2022
Articolo di Giuseppe Acconcia
Tempo di lettura 5 minuti

Tra i 45 paesi africani importatori di grano russo e ucraino che, secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, potrebbero essere colpiti da una grave carestia come conseguenza del conflitto in corso, figura l’Egitto. Il paese nordafricano avrebbe solo nove mesi di tempo prima di vedere prosciugate le sue riserve di grano a causa dello stop alle forniture che vengono dall’Ucraina.

L’Egitto importa circa l’85% del suo grano da Russia e Ucraina. Il portavoce del governo del Cairo, Nader Saad, ha sollevato il problema ricordando che le riserve disponibili servono a soddisfare il fabbisogno interno per soli cinque mesi. «Ci sono 14 paesi oltre a Russia e Ucraina che possono fornire grano all’Egitto fuori dall’Europa, inclusi Australia, Stati Uniti e Paraguay», ha aggiunto Saad. «Ma non allo stesso prezzo».

Gli effetti del conflitto sul mercato interno

Prezzi bassi per le forniture di grano sono essenziali per rendere possibile la produzione di pane a prezzi calmierati che permette la sopravvivenza dei tanti poveri del paese. E così ha lanciato avvertimenti sui pericoli che il conflitto può causare all’Egitto anche il magnate egiziano, Naguib Sawiris. “Dobbiamo sbrigarci a comprare e rafforzare le nostre riserve di grano”, ha avvertito Sawiris con un Tweet.

Nonostante la legge anti-proteste renda improbabile una mobilitazione anti-regime che ricordi le rivolte del 2011, una carestia diffusa potrebbe davvero riportare alla moda i bread riots (le rivolte per il pane) che negli anni Settanta segnarono la storia recente egiziana. E così la reazione del presidente Abdel Fattah al-Sisi non si è fatta attendere. Al-Sisi ha chiesto al governo di fissare il prezzo del pane venduto a prezzi non calmierati. Lo scopo sarebbe di assicurare che i fornai abbiano grano sufficiente per applicare i prezzi stabiliti.

Secondo la stampa locale, dallo scoppio della guerra, il pane venduto a prezzi non sussidiati ha visto crescere del 50% i prezzi al consumatore, mettendo a dura prova i portafogli della classe media egiziana. Non solo, le previsioni di spesa parlano già di costi maggiori per l’acquisto di grano da altri paesi per quasi 1 miliardo di dollari entro giugno 2022. Crisi che potrebbe essere aggravata dalle festività del Ramadan che avranno inizio il 2 aprile e che, come di consueto, determinano un aumento della domanda di prodotti alimentari di largo consumo.

Al-Sisi ha anche incontrato il primo ministro, Mustafa Madbouli, e i ministri di difesa e interni, per annunciare incentivi aggiuntivi per il settore agricolo. Gli agricoltori dovranno consegnare una quantità minima al governo per partecipare al programma di sussidi governativi del pane. I grandi agricoltori che consegneranno fino al 90% del grano di questa stagione, riceveranno incentivi sotto forma di fertilizzati a prezzi calmierati.

Sono stati approvati ulteriori incentivi per la vendita di tutto il grano prodotto direttamente al governo egiziano. Chi viola i limiti imposti ai prezzi del pane e altri prodotti, come la pasta, va incontro a una multa e anche alla prigione ma nel passato non è stato semplice mettere in pratica i dovuti controlli sui prezzi per la frammentarietà del mercato che fa vendita al dettaglio in Egitto.

Mentre continuano ad arrivare tonnellate di grano francese, romeno e il grano ucraino già acquistato e in consegna prima del conflitto, l’Egitto ha imposto anche un bando sull’esportazione di olio da cucina, mais, fave, lenticchie, pasta, farina e altri tipi di grano per tre mesi.

Il Cairo guarda al Fondo monetario internazionale per nuovi prestiti

E mentre le autorità egiziane ammettono che i prezzi del grano sono saliti del 19%, il tasso di inflazione tra febbraio e marzo ha toccato il 10% nel paese. Per la crisi economica strutturale, negli ultimi mesi, il governo egiziano aveva avviato una negoziazione con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per ottenere un nuovo prestito. L’economia egiziana sta scontando gravi carenze come la debolezza degli investimenti esteri e insufficienti introiti dalla vendita del petrolio.

Negli ultimi sei anni l’Egitto ha ricevuto due prestiti dall’Fmi di 12 miliardi di dollari in tre tranche. Con l’avvio della pandemia di Covid-19 l’Egitto ha ottenuto un secondo prestito pari a 5,2 miliardi di dollari. In caso di approvazione di un ulteriore prestito, l’organismo internazionale potrebbe richiedere al Cairo altre misure di austerità.

Se i tagli ai sussidi sono all’ordine del giorno nel paese, anche il controllo sui cambi con il dollaro, per mantenere la stabilità monetaria della lira egiziana, sta causando non poche difficoltà finanziarie per le classi più disagiate. E come se non bastasse, il debito pubblico alle stelle pesa sempre di più sulle casse egiziane.

Un’altra fonte di debito viene proprio dai paesi del Golfo, in particolare da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In totale, dopo il 2013, il Cairo ha ricevuto linee di credito pari a 15 miliardi di dollari da questi paesi. E così, alle nuove richieste di prestiti, i paesi del Golfo hanno già risposto con un sonoro no.

Infine, proprio in piena crisi per l’offerta di grano, è arrivata l’approvazione da parte del parlamento egiziano della riforma agraria. Il governo si potrà appropriare di terre usate per scopo agricolo per progetti di sviluppo senza compensazioni per gli agricoltori. Non solo, i contadini che costruiscono case nelle proprie terre potranno essere puniti e vedranno tagliati (è già successo per oltre 400 agricoltori) i sussidi statali ai fertilizzanti, essenziali per il loro lavoro.

Secondo le autorità egiziane, i contadini devono trasferirsi nelle nuove città costruite seguendo i progetti di cementificazione degli ultimi anni, sebbene il capo del sindacato degli agricoltori, Hussein Abu Saddam, li abbia definiti «villaggi fantasma».

L’Egitto è tra i paesi africani il più esposto a possibili carestie in seguito allo stop alle forniture di grano a basso costo da Russia e Ucraina. In un contesto di generale repressione delle opposizioni è difficile dire se l’aumento dei prezzi di beni di prima necessità possa determinare una nuova mobilitazione delle classi più disagiate. Sicuramente, però, la preoccupazione delle autorità egiziane è senza precedenti sul fronte alimentare e questo potrebbe determinare nuove misure draconiane per spingere il Fondo monetario internazionale ad accordare nuovi prestiti miliardari.

 

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