Camerun Sport
Seconda settimana di eliminatorie. Dal 23 gennaio si entra negli ottavi di finale
Coppa d’Africa: avvio stentato, con qualche sorpresa
La tensione delle prime partite ha cominciato a sciogliersi e ha lasciato posto a un flusso incontrollabile di emozioni, sfociato nel doppio passo falso di Costa d’Avorio e Algeria
18 Gennaio 2022
Articolo di Alex Čizmić (dal Camerun)
Tempo di lettura 5 minuti
CAN 2022 cerimonia apertura

La deroga concessa da Fifa e Caf, che hanno permesso ai club europei di rilasciare i propri calciatori africani a partire dal 3 gennaio, ha trasformato le prime due giornate della fase a gironi in una sorta di stage di preparazione. Partite ingessate, poche occasioni e ancor meno gol hanno caratterizzato l’inizio di questa edizione camerunese della Coppa d’Africa. Unica eccezione al magro spettacolo, la pomposa cerimonia di apertura.

Un cambio di data e un rinvio dovuto alla pandemia hanno fatto sì che l’organizzazione del principale torneo di calcio del continente cadesse nell’anno del quarantennale al potere di Paul Biya. Il presidente camerunese, che ha fortemente voluto riportare l’elite del calcio africano in Camerun a distanza di cinquant’anni, non ha perso occasione per trarne beneficio. La Coppa d’Africa è sempre utile per distogliere la popolazione dai problemi quotidiani e più urgenti.

Secondo analisti politici e giornalisti locali, l’obiettivo di Biya è quello di utilizzare l’evento come carta vincente per ottenere maggior consenso politico e offrire all’estero un’immagine grandiosa del paese. Immagine che non corrisponde esattamente alla realtà. 

I sei stadi che ospitano il torneo sono in grado di accogliere due squadre sul terreno di gioco, ma intorno a essi mancano le infrastrutture necessarie a un evento di tale portata. Gli impianti più nuovi, come il Japoma di Douala o lo stadio Olembe di Yaoundé, sono strutture isolate e al loro interno sono ancora in corso lavori, chiamiamoli minori, come l’allestimento di sale ristoro e il miglioramento delle sale stampa.

Va da sé, dunque, che l’album fotografico che ripercorre le grandi gesta della carriera politica di Biya e il libriccino di promozione turistica distribuiti alla stampa in occasione della gara d’apertura, stonano con la mancanza di preparazione.

Ma parlavamo delle emozioni. La Coppa d’Africa non può definirsi tale se non regala storie inaspettate. In particolare, il 16 gennaio sarà ricordata come una delle date più memorabili della storia della competizione.

Nel gruppo E, la Sierra Leone, che aveva bloccato l’Algeria sullo 0-0 nella prima giornata, ha fermato sul 2-2 anche la Costa d’Avorio, prima in classifica, mantenendo viva la speranza di qualificarsi per la prima volta agli ottavi di finale. A distanza di qualche ora, la Guinea Equatoriale ha ottenuto la sua prima vittoria come paese non ospitante contro i campioni in carica dell’Algeria, che ora rischiano una eliminazione prematura.

In un torneo reso incerto dai numerosi casi di Covid-19 che, a turno, decimano le varie nazionali, fin qui hanno tradito le aspettative anche Senegal, Egitto e Ghana. ll Senegal, miglior nazionale africana secondo il ranking Caf, ha raccolto quattro punti in due partite segnando una sola rete su rigore allo scadere contro lo Zimbabwe e si giocherà il primo posto oggi (18 gennaio) contro il Malawi.

L’Egitto è a quota tre punti e, se la qualificazione non sembra in pericolo nell’ultima gara contro il Sudan, a convincere poco è il gioco espresso dalla squadra del portoghese Carlos Queiroz. Chi ha fatto peggio è il Ghana che occupa la terza posizione del gruppo C con un punto e che ora, per passare, dovrà sconfiggere le Comore. Gli isolani sono una delle due debuttanti insieme al Gambia, che figura tra le piacevoli sorprese del torneo e attualmente guida il gruppo F davanti alle più blasonate Mali e Tunisia.

Il gruppo F, di base a Limbe, è quello che ha destato una certa preoccupazione dal punto di vista della sicurezza. Limbe, infatti, è situata nella regione del Sudovest, una delle due regioni anglofone che dal 2017 sono coinvolte in un violento conflitto contro il governo centrale per reclamare la propria indipendenza dal Camerun. Un conflitto che la Coppa d’Africa, consapevolmente o meno, sta oscurando.

Prima della prima giornata del girone in questione, mercoledì 12 gennaio, due corpi senza vita sono stati ritrovati al mercato centrale di Bwitingi, a Buea, dopo una sparatoria avvenuta in questa cittadina, che dista circa 30 km da Limbe e in cui alloggiano Mali e Gambia. L’allerta resta, ma il rischio non sembra essere elevato, tant’è che la Caf ha deciso di non collocare le due nazionali altrove.

Dal gruppo F proviene anche la prima nazionale matematicamente eliminata, la Mauritania, che è stata poi seguita dall’Etiopia nella giornata di ieri.

Una questione che invece sembra non aver mai destato preoccupazioni è quella relativa ai controlli all’ingresso degli stadi in occasione delle partite. Il protocollo della Caf, stabilito di concerto con il ministero della salute camerunese e il comitato organizzatore locale poco prima dell’inizio del torneo, prevederebbe l’obbligo di mostrare alle autorità sanitarie presenti, o a chi ne fa le veci, una prova di avvenuta vaccinazione e il risultato negativo di un test molecolare.

Questo in un paese che ha una percentuale di persone che hanno completato il ciclo vaccinale che, stando ai dati di Our World in Data aggiornati a sabato 15, si aggira intorno al 2,5%.

Sin dal primo giorno, in realtà, moltissime persone, tra cui giornalisti e addetti ai lavori, sono entrati presentando il risultato negativo di un test rapido, che si può fare gratuitamente in decine di punti sparsi per le città. Talvolta, il risultato del test e la prova di avvenuta vaccinazione non sono stati addirittura richiesti. Come ieri, in occasione della terza gara del Camerun, che ha visto i padroni di casa pareggiare contro Capo Verde e terminare in testa il proprio raggruppamento. La confusione è diffusa, ma se ne parla poco.

La Coppa d’Africa ha bisogno che l’interesse prodotto ultimamente al di fuori dei confini continentali si limiti al calcio giocato, si diceva. Purtroppo le azioni dei dirigenti, tanto politici quanto calcistici, non aiutano.

Lunghe file di tifosi all’ingresso dello stadio Olembe di Yaoundé per Camerun-Capo Verde, il 17 gennaio. Molti stavano eseguendo il test Covid necessario per assistere alle partite. (Credit:Alex Čizmić via Facebook)
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