Costa d'Avorio Politica e Società
12 anni fa la crisi armata che seguì le elezioni presidenziali
Costa d’Avorio: riconciliazione a tre
Un primo incontro definito “storico” tra il presidente Alassane Ouattara e i suoi predecessori Henri Konan Bédié e Laurent Gbagbo, per tentare di rasserenare il clima politico in vista degli appuntamenti elettorali del 2023 e 2025
15 Luglio 2022
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 4 minuti
Da sinistra: Laurent Gbagbo, Alassane Ouattara ed Henri Konan Bédié

Ammorbidire il clima politico e sociale in Costa d’Avorio in vista delle presidenziali del 2025 e prima ancora di quelle locali del 2023. È questo lo scopo principale di un incontro che si può ben definire storico. Quello tra il presidente Alassane Ouattara – al suo terzo mandato – e i suoi due predecessori: Henri Konan Bédié, in carica dal 1993 al 1999, e Laurent Gbagbo, capo dello stato dal 2000 al 2011.

“Un’atmosfera rilassata, abbracci e sorrisi”, così è stato definito dagli osservatori l’incontro ospitato al palazzo presidenziale. I tre uomini non si vedevano dalle elezioni presidenziali del 2010 e dalla crisi che ne è seguita. L’intento, dunque, è la riconciliazione per evitare che il paese – come già accaduto in passato – ricada nel caos, nella violenza e nelle divisioni.

Del resto, prima di questo, c’erano stati altri incontri a due. Tentativi di sondare il terreno e capire se tutti erano pronti al riavvicinamento. Sia personale che politico. Gbagbo e Bédié si erano già visti più volte da quando il primo è tornato in Costa d’Avorio, il 17 giugno 2021, dopo la sua definitiva assoluzione da parte della Corte penale internazionale.

C’erano poi state diverse telefonate tra Ouattara e Bédié che hanno contribuito ad allentare le tensioni tra i due uomini e, il 27 luglio dello scorso anno, Ouattara aveva visto Gbagbo durante un incontro definito «fraterno». Ed è a lui, il più giovane dei tre con i suoi 77 anni, che è stata affidata la lettura dell’esito dello scambio di idee tra i tre leader.

È stata una riunione – ha detto in sostanza Gbagbo – per rinnovare i contatti e scambiare opinioni sincere sui grandi temi da affrontare per il paese. Il primo fra tutti è l’allentamento del clima socio-politico nazionale. Dal canto suo il presidente in carica ha affermato che seppure tutti lo considerino un incontro straordinario si è trattato invece un evento «ordinario» e a questo ne seguiranno sicuramente altri.

«Ogni volta che i miei predecessori avranno il tempo di riprendere questi scambi – ha detto parlando ai giornalisti – li inviterò, per raccogliere opinioni e raccomandazioni. Penso che sarà una buona cosa per la nazione ascoltare i miei predecessori, la loro conoscenza del paese, la loro esperienza e il peso politico che rappresentano». «Avremo l’opportunità di vederci regolarmente», ha aggiunto.

Del resto la strada era già stata spianata, quando a dicembre dello scorso anno il primo ministro Patrick Achi riunì attorno allo stesso tavolo 21 partiti politici, tra cui il Partito per il popolo africano della Costa d’Avorio (Ppa-CI) dell’ex presidente Laurent Gbagbo. Un’evidente apertura al dialogo, considerata – praticamente con voce unanime – un grande successo.

In quella stessa occasione Adama Bictogo, segretario del Rhdp (Rassemblement des Houphoeutistes pour la democratie et la paix) – partito di maggioranza e del presidente Ouattara –  assicurò la disponibilità al dialogo e allo scambio di idee in vista delle prossime tornate elettorali. Insomma, nessuno vuole ricadere nel clima di violenza che portò tante divisioni e lutti nel paese, prima nel 2010 e poi nel 2020.

Del resto la Costa d’Avorio di oggi è un paese diverso, anche se la morte del primo ministro Amadou Gon Coulibaly (fedele tra i fedeli e che per Ouattara rappresentava l’alternativa ideale alla sua presidenza) e poi di Hamed Bakayoko, hanno portato il capo dello stato a riconsiderare il suo impegno a non candidarsi per un terzo mandato.

Una cosa da tenere a mente è che nel 2025, data delle presidenziali, Ouattara, Bédié e Gbagbo, avranno rispettivamente 83, 91 e 80 anni. Forse sarebbe il caso di farsi da parte, la loro presenza politica ha schiacciato il paese, ma nessuno scommetterebbe sulla loro uscita di scena.

Il valzer dei successori, comunque, è da tempo già in atto. E – a parte i soliti tre o loro designati successori – si pensa anche alla possibilità che emerga un’ipotesi alternativa, un uomo (o chissà, una donna) nuovo. Quello che gli ivoriani vorrebbero prima di ogni altra cosa però, è tornare alla normalità. Una normalità a cui si è persa da tempo l’abitudine.

 

 

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