Alcune delle opere restituite da Parigi al Benin (Credit: eurotopics.net)

L’aereo cargo, partito da Parigi, che atterra stamane a Cotonou, la maggiore città del Benin, paese dell’Africa occidentale già colonia francese, non riporta a casa solamente alcune opere che il colonialismo ha sottratto al tesoro reale del regno di Dahomey (XVII-XIX secolo). Riporta a casa la soggettività culturale e storica di una nazione e di un’area geografica che l’ideologia coloniale aveva cancellato o, nei casi migliori, ignorato.

L’atto di trasferimento di proprietà è stato sottoscritto il 9 novembre all’Eliseo dai ministri della cultura del Benin e della Francia, alla presenza dei presidenti Patrice Talon ed Emmanuel Macron. Rimane invece tutto da scrivere il capitolo che gli entusiasti, soprattutto francesi, vorrebbe intitolare “nuove relazioni di Parigi con le ex colonie”.

L’operazione è stata lanciata dal presidente Macron che nel febbraio 2017, da candidato alle presidenziali, dichiarò: «Il colonialismo è stato un crimine contro l’umanità». E poi da presidente, nel novembre del 2017, si impegnò a restituire nell’arco di cinque anni opere del patrimonio africano.

Insomma Macron voleva e vuole scrollarsi di dosso quella françafrique tanto cara ai suoi predecessori e intrisa di umori neocoloniali. Il presidente, in corsa per la riconferma nell’aprile 2022, appartiene a un’altra generazione e vuole smarcarsi. Ma di qui a cambiare davvero le relazioni con le ex colonie ce ne corre…

In ogni caso l’aereo cargo restituisce ai beninesi 26 opere – tra statue regali, troni, altari portatili – che furono rubate dal colonnello Dodds nel 1892, nel corso del saccheggio dei palazzi di Abomey, capitale del regno di Dahomey.

Per arrivare a questo punto ci sono volute alcune tappe di avvicinamento. Nel marzo 2018, un primo abboccamento con il presidente beninese Talon; nel novembre dello stesso anno l’annuncio ufficiale dell’Eliseo; nel dicembre del 2020, per consentire le restituzioni, viene votata dal parlamento francese una legge specifica.

Durante questi passaggi, il governo del Benin ha chiesto alla Francia di sostenere la costruzione ad Abomey di un museo in grado di accogliere le opere. Ad oggi, l’Agenzia francese di sviluppo ha effettuato un prestito di 25 milioni di euro per il museo e per il restauro dei palazzi di Abomey. Ha inoltre aggiunto 10 milioni di euro a titolo di dono per l’accompagnamento tecnico, la formazione e le azioni di sensibilizzazione.

Le opere, dopo un periodo di acclimatazione, saranno esposte in un primo momento al palazzo della presidenza. Dopodiché troveranno posto nel museo di storia di Ouidah. Si prevede che arriveranno nella sede definitiva, nel museo di Abomey, entro tre anni.

E la partita non si chiude qui. Come ha fatto notare José Pliya, che segue questa vicende per il governo beninese, continuerà l’azione per la restituzione delle opere saccheggiate da altri militari e da amministratori coloniali.

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