L'epidemia mortale in Africa
Anche se l'attenzione mediatica sta calando, l'emergenza sanitaria causata dal virus continua ad esistere. Sono ormai 2400 le vittime e 4784 contagi. Anche i paesi occidentali iniziano ad aver paura e mandano aiuti. La carne di pipistrello potrebbe essere un vettore di contagio.

Il numero di contagiati dal virus Ebola sta crescendo a un ritmo più veloce della capacità di fronteggiarli. L’emergenza Ebola non è finita ed è lontana dall’essere, per lo meno, stabilizzata. I nuovi dati forniti dall’Organizzazione mondiale della Sanità sull’epidemia in Africa occidentale, in particolare in Sierra Leone, Liberia, Guinea (foto in alto di Enrico Dagnino) e Nigeria, parlano di 2400 vittime (ma potrebbero essere di più) e di 4784 contagi.
Un dramma che sta mobilitando vari paesi occidentali, forse più per la paura di evitare che il micidiale virus sbarchi in occidente che per risolvere il dramma che investe i paesi africani. Non è solo una questione di contagi, ma di strutture sanitarie che hanno evidenziato la loro inefficienza. L’epidemia li ha messi in ginocchio definitivamente. Per combattere l’epidemia «c’è bisogno di tutto, ma soprattutto di personale medico», ha sottolineato il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, che durante un incontro con la stampa ha annunciato l’impegno da parte del governo cubano per inviare 165 operatori in Sierra Leone. «Nei tre paesi principali», ha spiegato la Chan, «gli interessati dall’epidemia il numero di nuovi casi cresce più velocemente della possibilità di affrontarli. In Liberia, ad esempio, un ospedale installato dell’Oms e dal ministero della Salute con una capacità di 30 pazienti, al momento dell’apertura ne aveva 70, e non c’è più un letto libero in un ospedale in tutto il paese. Abbiamo bisogno di tutto, attrezzature, dispositivi di sicurezza, ma più di tutto di personale medico. Persone giuste, ben addestrate, che sappiano come operare e che siano anche compassionevoli nel sostenere i pazienti e confortarli». 
Il governo americano si è già impegnato a versare 100 milioni di dollari per la fornitura dell’equipaggiamento di protezione dei sanitari, cibo acqua e attrezzature mediche. Il presidente Usa, Barack Obama, ha ulteriormente rafforzato il programma Usa di intervento nei paesi colpiti da Ebola, e ha deciso di inviare 3000 militari, oltre che a esperti sanitari. Washington creerà un comando a Monrovia che dovrà coordinare l’istallazione di 17 centri per la cura, ognuno dei quali con 100 posti letto, gestiti da 500 operatori sanitari.
L’Italia conta di impegnare risorse per quasi 5 milioni di euro, da qui alla fine dell’anno e a «fine mese avremmo già un centinaio di posti letto aggiuntivi». L’annuncio è arrivato dal viceministro per gli Affari Esteri, Lapo Pistelli, a margine di una conferenza dell’Unione europea a Bruxelles sulla crisi in atto in Africa occidentale. Pistelli ha voluto sottolineare il ruolo svolto finora da tre organizzazioni non governative, specialmente in Sierra Leone, Emergency, Medicins Sans Frontieres e Cuamm (Medici con l’Africa), e ha aggiunto che gli sforzi italiani andranno anche a supporto di queste organizzazioni. Pistelli ha poi auspicato la necessità di «un meccanismo di risposta europeo».
Oltre alle questioni legate all’igiene e all’efficienza del sistema sanitario, il diffondersi dell’epidemia dipende anche da talune abitudini alimentari dei paesi colpiti e di quelli vicini.  Si calcola, infatti, che ogni anno in Ghana vengano venduti oltre 28 mila “pipistrelli della frutta”, la cui carne selvatica è considerata una prelibata leccornia ma, purtroppo, proprio questi animali, anche chiamati Eidolon Helvum (foto piccola in alto), sono considerati la principale fonte di trasporto del virus Ebola. Il dato è stato fornito da Joseph Somuah Akuamoah, direttore del Good Lifa Ghana, un organismo indipendente. Secondo Akuamoah, che è anche direttore sanitario dell’ospedale St. Joe di Accra, sarebbe preziosa una campagna di sensibilizzazione della popolazione sui pericoli collegati al consumo di questa carne selvatica. Secondo il direttore del Good Life Ghana la campagna di sensibilizzazione sul pericolo di contagio, dovrebbe riguardare i cacciatori il cui sostentamento deriva proprio dalla caccia e dalla vendita di questi pipistrelli. Senza un po’ di cinismo verrebbe da dire, vista la mobilitazione internazionale, anche se tardiva, che l’epidemia di Ebola potrebbe diventare l’occasione per rendere, finalmente, efficiente l’intero sistema sanitario dell’Africa occidentale. Ma, forse, questa è solo un’utopia.