L'epidemia mortale in Africa
Siamo ormai a 1552 morti accertati. Il virus potrebbe colpire oltre 20 mila persone e per fermarlo servono 490 milioni di dollari nei prossimi sei mesi. Situazione aggravata dalla precarietà in cui operano gli addetti sanitari senza risorse e mezzi adeguati. L’Onu organizza gli aiuti ad Accra. Procedono i test sul vaccino.

Si allarga l’epidemia di Ebola in Africa occidentale, che in base a un bilancio aggiornato ha già causato 1552 morti. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha parlato del virus come dell’emergenza sanitaria “più complessa degli ultimi anni” e ha lanciato l’allarme: l’epidemia potrebbe colpire oltre 20mila persone.

I casi di contagio in Guinea (nelle foto di E. Dagnino da Macenta e da Guekedou), Liberia, Sierra Leone e Nigeria sono 3069 e le autorità di Abuja hanno confermato la prima morte per Ebola al di fuori di Lagos, dove fino ad ora si sono concentrati i casi. Ad aggravare la situazione, in particolare in Liberia, il paese più colpito, è lo sciopero degli infermieri del più grande ospedale di Monrovia e di tutto il paese. Gli addetti sanitari chiedono migliori attrezzature contro il contagio e stipendi più alti. “Abbiamo bisogno di equipaggiamenti adeguati e di essere pagati meglio perché rischiamo la vita”, ha detto il portavoce degli scioperanti John Fitzgeral Kennedy di Monrovia. Gli infermieri non torneranno al lavoro se prima non avranno ricevuto “tute per la protezione individuale” concepite per bloccare la trasmissione del contagio. “Non le abbiamo avute e questo spiega perché tanti medici sono stati contagiati”, ha aggiunto il portavoce. Nella sola Liberia ci sono stati 1378 casi diagnosticati della malattia, con 694 morti. Per fronte alla situazione l’Oms ha deciso di inviare in Liberia una squadra di 14 medici e operatori sanitari ugandesi, con ampia esperienza nel gestire le epidemie di Ebola. “Per affrontare quest’epidemia – ha spiegato il medico ugandese Atai Omoruto – abbiamo bisogno di avere una buona gestione dei pazienti, un’efficace aerea di isolamento e tracciare i contatti nelle comunità”. L’Oms, dal canto suo, ha messo a punto un piano per combattere la diffusione del virus nei quattro paesi africani, con particolare attenzione alle zone più affollate, come le capitali, e ai porti maggiori. Il costo stimato per contenere l’epidemia nei prossimi sei mesi, secondo l’organizzazione sanitaria, è di 490 milioni di dollari, che non include le spese per assicurare i servizi essenziali nei paesi colpiti.

Un progetto più ampio, guidato dall’Onu partirà entro la fine di settembre e si concentrerà su sicurezza alimentare, approvvigionamento di acqua, igiene, istruzione e sanità. Per questo l’Onu ha scelto il Ghana come centro logistico per portare avanti la battaglia contro l’epidemia in Africa occidentale. L’annuncio è stato dato dal presidente ghanese Dramani Mahama dopo un conversazione telefonica con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Accra sarà, quindi, l’hub di tutte le forniture e gli aiuti alla regione sub sahariana. L’epidemia si sta diffondendo in un “numero notevole di località”, ha spiegato l’Oms, che ha ribadito la necessità di una risposta “potente e coordinata”. Senza, però, spiegare i ritardi e la sottovalutazione della gravità dell’epidemia, fattori che hanno portato alla situazione attuale.
Intanto, sono stati accelerati i test su un vaccino contro Ebola e già questo mese il siero potrebbe essere sperimentato su volontari. I risultati avuti nella sperimentazione sui primati sono incoraggianti. La notizia è stata data dal gigante farmaceutico GlaxoSmithKline (Gsk) che sta sviluppando il vaccino insieme all’Istituto nazionale della salute statunitense.

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