Armi, Conflitti e Terrorismo Eritrea Pace e Diritti
Il rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani
Eritrea: sempre più stretta la morsa del regime sui civili
La guerra nella vicina Etiopia ha intensificato detenzioni arbitrarie, rastrellamenti di giovani da arruolare a forza nell’esercito e lavori forzati. Mentre nelle carceri languiscono da decenni, e periscono, prigionieri politici e religiosi
20 Giugno 2022
Articolo di Giuseppe Cavallini
Tempo di lettura 4 minuti
Proteste della diaspora eritrea contro la tortura a Ginevra nel giugno 2015 (Credit: Martin Plaut)

Il Consiglio delle Nazioni unite per i diritti umani (Ohchr) ha pubblicato il 10 giugno il rapporto per il 2022 del relatore speciale sui diritti umani in Eritrea, il sudanese Mohamed Abdelsalam Babiker. L’insieme del report dimostra che, al riguardo, non si è manifestato, lo scorso anno, alcun segno di miglioramento nel paese del Corno d’Africa.

Nessun passo è stato compiuto, infatti, per mitigare il processo di lavori forzati e la coscrizione militare obbligatoria. Le libertà fondamentali continuano ad essere conculcate ed è proibita ogni verifica indipendente. 

Il rapporto denuncia inoltre che esistono molti casi di individui da decenni in stato di detenzione, spesso senza accuse formali e senza un processo. A settembre 2021 sono scaduti i 20 anni dall’arresto di 11 ufficiali governativi che avevano sollecitato l’avvio di riforme politiche e con loro anche 10 giornalisti. Nel frattempo almeno dieci di costoro sono deceduti in carcere. Degli altri nulla si sa.

Inoltre, varie persone sono state nuovamente messe agli arresti semplicemente per la loro fede. In febbraio 2022 il deposto patriarca ortodosso Abune Antonios è morto mentre si trovava agli arresti domiciliari, cui era stato costretto dal 2007. 

Il rapporto denuncia inoltre che si sono verificati vari casi di rastrellamenti di giovani eritrei per includerli nelle fila dell’esercito, allorché l’Eritrea entrò in guerra a fianco di Addis Abeba contro lo stato etiopico del Tigray. Questo non ha fatto che incrementare il flusso di esuli dal paese.

Come in seguito denunciato da Amnesty international, le truppe eritree in Tigray hanno poi compiuto gravi violazioni, quali detenzioni arbitrarie di massa, saccheggi, distruzione di proprietà e stupri di abitanti del Tigray nell’area occidentale dello stato.

I membri eritrei del Consiglio per i diritti umani, dal canto loro, non hanno portato ad un maggior rispetto dei diritti, secondo lo standard internazionale, da parte delle autorità politiche, né hanno concretizzato le raccomandazioni basilari, estese attraverso le procedure dell’Ohchr. Il rapporto si chiude con l’auspicio che venga esteso il mandato del relatore speciale da parte del Consiglio per i diritti umani, sollecitando nuovamente il governo eritreo a collaborare con esso.

Il lungo rapporto del Consiglio elenca infine una corposa lista di raccomandazioni, tra le quali: rilasciare incondizionatamente tutti i detenuti in modo arbitrario o illegale, tra cui gli 11 membri del G-15, gli oppositori politici, giornalisti, prigionieri di coscienza e membri di gruppi religiosi; porre fine alle pratiche di segregazione e detenzione arbitraria in località segrete, introdurre meccanismi efficienti e trasparenti per la registrazione dei detenuti e creare meccanismi di monitoraggio atti a prevenire tortura e trattamenti inumani o degradanti.

E, ancora: garantire il diritto a processi equi per i detenuti, che includano l’accesso ad avvocati, visite di familiari e possibilità di verificare la legalità della loro detenzione; investigare accuse di violazione dei diritti umani nel contesto del servizio militare nazionale, inclusi casi di stupro e violenza sessuale nel campo di addestramento di Sawa, assicurando i colpevoli alla giustizia.

Si chiede, ancora, di creare istituzioni legali indipendenti e garantire l’amministrazione della giustizia per mano di professionisti qualificati, incluso un sistema giudiziario indipendente, un giudice supremo e formare organismi capaci di operare autonomamente rispetto al ramo esecutivo.

Il Consiglio raccomanda inoltre di permettere le visite ai suoi membri e a quelli della Commissione africana per i diritti dei popoli; di inquisire le denunce circa l’arruolamento da parte delle forze armate di minori per dispiegarli nella guerra come bambini-soldato; di investigare il rapimento e il ritorno forzato di rifugiati eritrei e richiedenti asilo politico per arruolarli nell’esercito; di investigare le accuse di violazione dei diritti umani e della legge umanitaria dei soldati eritrei in Etiopia e provvedere a garantire un giusto processo ai responsabili.

Infine, chiede di ritirare all’istante tutte le truppe eritree tuttora in Etiopia e evitare di impedire l’accesso al personale umanitario, ai viveri e altri materiali di emergenza.

Tutto questo ben sapendo che il regime di Isaias Afwerki, che da oltre trent’anni guida così il paese, ben difficilmente accoglierà anche solo parte delle richieste.

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