Etiopia

Abiy Ahmed, primo ministro etiopico e premio Nobel per la Pace di quest’anno, ha dichiarato che le vittime accertate delle manifestazioni degli ultimi giorni sono 86. In un precedente comunicato aveva fatto sapere che 50 di loro sono di etnia Oromo, la più numerosa, e 20 di etnia Amhara, la seconda nel paese. 40 erano cristiani e 34 musulmani. Ha poi esortato la popolazione a resistere alle forze contrarie al cambiamento.

Le proteste popolari sono scoppiate nella regione Oromo e nella capitale Addis Abeba il 23 ottobre, dopo che un influente e controverso attivista, Jawar Mohammed, aveva denunciato dalla sua pagina Facebook un tentativo della polizia di entrare nella sua residenza, per ordine del primo ministro.

Jawar Mohammed, che ha anche il passaporto americano, è fondatore dell’Oromia Media Network e dell’Associazione internazionale dei giovani Oromo, poi diventata Movimento nazionale dei giovani per la libertà e la democrazia (National Youth Movement for Freedom and Democracy), conosciuto popolarmente come Qeerroo (giovani in lingua Oromo).

Nella sua denuncia via social media si riferiva ad un discorso del primo ministro al parlamento, in cui accennava all’influenza negativa esercitata da persone con passaporto straniero, che lo avrebbero usato per rifugiarsi all’estero dopo aver gettato il paese nel caos. Aveva anche accennato all’imminente decisione di prendere provvedimenti per neutralizzarli.

Jawar Mohammed è stato tra i leader della rivolta popolare che ha portato Abiy Ahmed al potere, ma poi è diventato un insistente critico delle sue politiche. I due sono entrambi di etnia Oromo. Le proteste di questi giorni indicano una divisione nel gruppo etnico maggioritario che potrebbe minacciare la rielezione di Abiy alla carica di primo ministro nelle elezioni previste per il maggio del prossimo anno. (Al Jazeera)