Etiopia: minaccia di scissione nella Chiesa ortodossa - Nigrizia
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Un gruppo di vescovi annuncia un nuovo patriarcato per la regione Oromo
Etiopia: minaccia di scissione nella Chiesa ortodossa
24 Gennaio 2023
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Il patriarca della chiesa copta etiopica Abune Mathias

Ѐ un vero e proprio terremoto che rischia di avere gravi ripercussioni anche a livello politico quello che si è abbattuto sulla Chiesa ortodossa etiopica, una delle più antiche della storia con decine di milioni di seguaci.

Una scissione attuata da un gruppo di tre vescovi – organizzati, pare, clandestinamente – che ha indetto un nuovo Santo Sinodo per la regione Oromo, dichiarando di fatto l’indipendenza dalla Chiesa etiopica.

A Wolisso il gruppo ha eletto il vescovo Abune Sawiros patriarca per la regione, nominando più di 20 nuovi vescovi per sostituire quelli che operano in Oromia e in alcune parti dell’Etiopia meridionale.

Un’azione, fa sapere il patriarca etiopico Abune Mathias, del tutto illegale e che non ha alcun riconoscimento da parte della Chiesa etiopica. Il patriarca ha quindi convocato urgentemente tutti i vescovi nel mondo ad Addis Abeba per discutere la questione e prendere una decisione in merito.

Ha anche invitato il governo e il primo ministro Abiy Ahmed – con il quale non ha nascosto tensioni nel recente passato – a comprendere le implicazioni per la sicurezza di questo nuovo sviluppo e ad adottare le misure necessarie per affrontare la questione, che rischia di aggravare le crisi etnico-politiche presenti nel paese, nel quale gli oromo rappresentano il gruppo maggioritario con circa 45 milioni di persone.

Abune Sawiros – che si era candidato alle elezioni di giugno per la carica di capo della Chiesa etiopica, arrivando terzo con solo sette voti – ha infatti affermato di essersi mosso per salvare quei seguaci della Chiesa che erano guidati da un clero che non era diversificato o inclusivo e che non capiva la loro lingua.

Un’azione denunciata dai vescovi fedeli ad Abune Mathias come un complotto per dividere i credenti sulla base dell’etnia. Il sito d’informazione etiopico Borkena parla di “speculazioni tra coloro che sono vicini alla Chiesa, secondo cui le mosse sarebbero motivate politicamente e sostenute dai politici”.

Nonostante la firma, a novembre 2022, di accordi di pace tra governo e guerriglieri del Tplf in Tigray dopo due anni di guerra civile, la regione Oromo continua ad essere terreno di conflitto tra le forze di sicurezza nazionali e i separatisti dell’Esercito di liberazione oromo (Ola o Olf-Shene), considerato dal governo un gruppo terroristico.

La Chiesa ortodossa aveva già subito una simile scissione nel 1991 quando il Tplf, subito dopo aver preso il potere ad Addis Abeba con il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiopico (Eprdf), impose l’esilio al quarto patriarca d’Etiopia, Abune Merkorios, che fondò una Chiesa separatista negli Stati Uniti. La riunificazione avvenne nel 2018 anche grazie all’intervento dell’allora nuovo premier Abiy Ahmed.

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