Etiopia: nel Tigray percorso di pace in stallo - Nigrizia
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L’implementazione degli accordi rallentata dal mancato ritiro delle milizie eritree e amhara
Etiopia: nel Tigray percorso di pace in stallo
21 Dicembre 2022
Articolo di Redazione
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Manifestazione per la pace in Tigray (Credit: Afp)

Si conferma complesso il processo di pacificazione della regione etiopica del Tigray, dopo la firma degli accordi di cessazione delle ostilità siglati a novembre in Sudafrica e in Kenya.  

Da oggi, per tre giorni, i rappresentanti del governo federale e gli alti comandanti del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) si incontrano a Nairobi, per trattare l’implementazione dell’accordo.

Le due parti discuteranno il documento finale sull’attuazione del processo di disarmo, la finalizzazione e l’adozione dei Termini di riferimento (Terms of Reference – ToRs) per il meccanismo di monitoraggio e verifica dell’Unione Africana, e le prossime fasi l’attuazione del disarmo permanente.

L’incontro si svolge tra le crescenti richieste per il dispiegamento urgente del team di monitoraggio dell’Ua, fondamentale per una conferma indipendente di quanto annunciato il 5 dicembre dal generale Tadesse Worede, il più alto comandante militare tigrino, secondo cui quasi il 65% dei combattenti armati del Tigray è stato disimpegnato dalle linee del fronte.

Crescono intanto le tensioni tra il governo federale e lo stato regionale. Tensioni riaccese lo scorso 17 dicembre da un comunicato in cui Addis Abeba minaccia di voler “prendere misure necessarie” per “salvaguardare la sicurezza delle persone” nella capitale regionale Macallè e nelle aree non ancora sotto il suo controllo, proteggendole dalla “criminalità organizzata”.

Un intervento al quale le autorità tigrine hanno replicato ricordando i “crimini atroci” che continuano nelle zone tutt’ora occupate dalle forze eritree e amhara – alleate dell’esercito etiopico -, che ancora non si sono ritirate dal Tigray. E che non paiono intenzionate ad abbandonare i territori controllati a nord e a sud del Tigray.

Ed è proprio questo mancato ritiro il nodo più delicato dell’accordo che, alla voce “Disarmo dei combattenti armati”, afferma che “il disarmo delle armi pesanti sarà effettuato in concomitanza con il ritiro delle forze straniere e non Endf (esercito etiopico, ndr) dalla regione”. Cosa che avrebbe dovuto avvenire entro il 15 dicembre.

Si tratta di un passaggio chiave, evidenziato anche il leader del Tplf, Debretsion Gebremichael, che accusa il governo federale di rallentare l’attuazione dell’accordo e di ostacolare l’ingresso e la distribuzione degli aiuti umanitari. «Le persone che risiedono nelle aree occupate dalle forze eritree e amhara non ricevono gli aiuti in modo adeguato, anche nelle aree in cui il governo federale ha effettuato la distribuzione», ha detto.

Anche il contesto generale continua ad essere complesso, con scontri crescenti tra esercito nazionale e milizie del Fronte di liberazione oromo (Ola) nell’omonima regione centrale e, a nord, i rastrellamenti eritrei di giovani destinati a combattere oltreconfine. (MT)

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