Mohamed Hamdan Dagalo, vice capo del Consiglio militare di transizione, al potere in Sudan, e comandante dei paramilitari delle Forze di supporto rapido (Credit: bangkokpost.com)

Nei giorni scorsi Radio Dabanga, autorevole emittente e sito web sudanese, ha pubblicato i risultati di un’inchiesta giornalistica sui finanziamenti dell’Unione Europea alle Rapid support forces (Forze di intervento rapido – Rsf) le milizie dirette discendenti dai famigerati janjaweed che hanno devastato il Darfur per conto del regime del presidente Omar El-Bashir, deposto da una rivolta popolare nell’aprile del 2019.

Anche le Rsf sono accusate di gravissime violazioni dei diritti umani.

Foto satellitari diffuse nel giugno di quest’anno mostrano le distruzioni causate a partire dal 2016 in almeno 100 attacchi a cittadine, villaggi e beni di civili nel Darfur settentrionale e nella zona del Jebel Marra, dove si trovano le roccaforti del Sudan liberation movement, ala di Abdel Waid al Noor.

Le Rsf sono anche accusate di aver attaccato la folla che stava manifestando pacificamente davanti al quartier generale dell’esercito a Khartoum, nel giugno del 2019. Nell’attacco ci furono più di 100 morti accertati e molte decine di feriti. 

Gli ultimi deprecabili episodi sono stati denunciati dai Resistance committees (comitati di resistenza, gruppi che si propongono di difendere i risultati della rivolta popolare che ha rovesciato il passato regime) della località di Abu Karinka, nel Darfur orientale.

Secondo le loro testimonianze, nell’agosto di quest’anno i miliziani delle Rsf hanno scorrazzato nella zona a bordo dei loro pick-up pesantemente armati (conosciuti come tecniche e usati massicciamente dai signori della guerra in Somalia) terrorizzando la popolazione, umiliando i giovani di cui hanno rasato le teste e minacciando le donne che hanno trovato al mercato o sedute nei locali pubblici.

Il comandante in capo delle Rsf è Mohamed Hamdan Dagalo, meglio conosciuto come Hemetti, ora vicepresidente del Consiglio sovrano sudanese, personaggio molto controverso che ha costruito un’immensa fortuna, e un immenso potere, taglieggiando i minatori artigianali dei giacimenti auriferi che si trovano nel Jebel Amer, una zona montuosa del Darfur settentrionale.

L’inchiesta riportata da Radio Dabanga è firmata da due reporter olandesi, Klaas van Dijken e Nouska du Saar, specializzati in giornalismo d’inchiesta ed è stata pubblicata dai giornali tedeschi Der Spiegel e ARD Tagesschau, e da quello olandese Trouw.

I due reporter vi affermano che, con i fondi dell’Emergency trust fund for Africa, stanziati per gestire i flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo Centrale che attraversa il Sudan dal confine eritreo al confine libico, è stato finanziato un training per le Rsf organizzato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Office of the United Nations high commissioner for human rights – Ohchr). Il training fa parte di un programma del costo di 5 milioni di euro che si propone di migliorare il settore della sicurezza in Sudan. L’affermazione è basata su documenti riservati del Trust fund che hanno potuto esaminare.

La giustificazione dello stanziamento a carico dell’Emergency trust fund for Africa sta nel fatto che alle Rsf è affidato il pattugliamento dei confini, con la Libia e anche con l’Eritrea, dove intercettano i migranti clandestini che attraversano il deserto sudanese nelle mani dei trafficanti di esseri umani.

Nel passato Hemetti si è spesso lamentato di non essere ricompensato abbastanza per questo servizio reso all’Europa. L’Unione Europea e diversi dei suoi stati membri, compresa l’Italia, hanno sempre negato di aver supportato in qualsiasi modo le Rsf.

Ma una delegazione del Gruppo parlamentare europeo della sinistra che aveva visitato Khartoum nel dicembre del 2016 proprio per indagare sulle voci in proposito, aveva già trovato indizi di un rafforzamento delle Rsf grazie ai fondi europei stanziati per gestire i flussi migratori.

Il report ha fatto un certo scandalo nel settore. Kenneth Roth, direttore di Human Rights Watch, ha dichiarato che un training a quelle milizie è “miope e moralmente sbagliato” fino a quando il loro comandante non è chiamato a rispondere dei crimini che gli vengono attribuiti.

E si tratta di crimini legati anche ai flussi migratori irregolari stessi. Le Rsf sono state anche accusate di trafficare esseri umani attraverso quei confini che dovrebbero controllare e di ricavare profitti dal traffico stesso.

I diretti interessati, Ohchr e Rsf, non hanno rilasciato dichiarazioni sui risultati dell’inchiesta mentre il ministro degli esteri olandese ha fatto sapere che il supporto alle Rsf consiste in lezioni sui diritti umani. Affermazione davvero risibile, dato il contesto.