Guinea / Banca Mondiale

La scorsa settimana in Guinea, 13 comunità rurali hanno depositato una denuncia contro la Banca Mondiale (BM) per un prestito da questa concesso a una delle maggiori compagnie minerarie del paese per l’estrazione di bauxite, accusata d’aver distrutto terreni agricoli ancestrali e inquinato fonti idriche vitali.

Il reclamo è diretto contro l’International Finance Corporation (IFC), uno dei rami della Banca Mondiale che ha concesso tre anni fa un prestito di 135 milioni di dollari alla Compagnie des Bauxites de Guinée (CBG) – società in comproprietà tra il governo della Guinea e le multinazionali Alcoa e Rio Tinto – per un progetto di espansione intorno a Sangaredi, nella Guinea occidentale.

Dall’inizio delle operazioni, nel 1973, la CBG ha sottratto progressivamente terreni dagli agricoltori senza un adeguato risarcimento, sfruttando l’incapacità del governo guineano di fornire adeguate protezioni legali ai diritti delle popolazioni rurali.

Nell’ottobre 2018 Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che descrive come l’estrazione di bauxite in Guinea minacci lo stile di vita e il sostentamento dei villaggi rurali. I contadini denunciano espropriazioni delle terre coltivate senza sufficienti informazioni e compensazioni, trasferimenti forzati e l’inquinamento causato dalle attività minerarie, in particolare delle acque.

Inquinamento confermato dalle relazioni di Human Rights Watch che hanno dimostrato che la CBG opera da decenni senza i meccanismi di monitoraggio necessari per valutare adeguatamente l’impatto dell’attività mineraria sulla qualità e disponibilità di acqua per le comunità locali.

La Guinea è il più grande esportatore di bauxite in Cina, primo produttore al mondo di alluminio, sotto i riflettori di recente anche un progetto di espansione delle miniere che minaccia la Atewa Range Forest, una delle maggiori riserve di biodiversità del Ghana. (Radio France International / Human Rights Watch)