Botswana
Il governo del Botswana aveva dichiarato che non esistevano progetti futuri di alcuna attività estrattiva nella Kalahari Game Reserve e che i cacciatori boscimani d'Africa venivano sfrattati perché danneggiavano la riserva. Nel 2014 apre una miniera di diamanti da 4,9 miliardi di dollari.

Oggi la compagnia mineraria Gem Diamonds (Gd) ha aperto ufficialmente la sua nuova miniera di diamanti nella Central Kalahari Game Reserve in Botswana, terra ancestrale degli ultimi cacciatori boscimani dell’Africa con il tacito assenso del governo di Gaborone. Si tratta di un giacimento da 4,9 miliardi di dollari, la prima miniera di diamanti sotterranea nel principale produttore di diamanti del mondo (25.000 migliaia di carati nel 2010).

È dagli anni ’80, poco dopo la scoperta dei giacimenti diamantiferi, che le istituzioni botswane tentano di sfrattare dalle loro terre d’origine le comunità basarwa (boscimani). Il governo ha sempre negato che i diamanti avessero qualcosa a che fare con gli sfratti illegali e forzati avvenuti i tre diverse occasioni (1997, 2002 e 2005). Ufficialmente, infatti, queste cacciate sono sempre state compiute nel nome della “conservazione” ambientale della riserva.

L’apertura della miniera denominata “Ghaghoo” però, dimostra l’esatto contrario. Come denunciato dal direttore di Survival International (SI), il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, Stephen Corry, «L’impegno del Botswana verso la conservazione è solamente un’operazione di facciata. Il governo afferma ingiustamente che la presenza dei Boscimani nella riserva è “incompatibile con la conservazione della fauna”, ma contemporaneamente autorizza l’estrazione di diamanti e il fracking nel loro territorio».

Un impegno “fasullo” quindi, confermato anche da alcune dichiarazioni rilasciate dallo stesso ministro per i minerali, l’energia e l’acqua ad un quotidiano botswano nel 2000 in cui ammetteva che i trasferimenti dei boscimani dal Kalahari volevano effettivamente «spianare la strada  al progetto di una miniera di diamanti a Gope». E non solo, perché nel 2002 alcune testimonianze boscimane rivelarono a SI che fu lo stesso ministro degli esteri in persona, il generale Merafthe, a ordinargli di spostarsi a causa dei diamanti.

I boscimani vivono di ciò che la terra offre e si procacciano il cibo. Secondo alcune indagini di SI il governo negli ultimi anni avrebbe cercato di allontanarli dalla riserva accusando i cacciatori di bracconaggio. «I boscimani vengono arrestati subendo pestaggi e torture, mentre i ricchi cacciatori paganti vengono incoraggiati» sostiene sempre Stephen Corry. Che accusa il governo di aver anche «rifiutato di riaprire i pozzi d’acqua dei boscimani, limitato la libera circolazione dentro e fuori della riserva e impedito in più di un’occasione al loro avvocato di entrare nel loro territorio».

Interessante la posizione delle organizzazioni conservazioniste botswane come Conservation International che elogiano da sempre gli sforzi di conservazione del presidente del Botswana Ian Khama, ma rimangono impassibili di fronte alle persecuzioni dei boscimani e alle attività minerarie nella Central Kalahari Game Reserve.

Un boscimane, la cui famiglia è stata presumibilmente sfrattata dalla riserva, dopo l’annuncio dell’apertura del giacimento nei giorni scorsi, ha detto alla SI rivolgendosi agli estimatori del presidente Khama:«Oggi pensano ancora che sia un buon esempio per il mondo? I residenti della riserva non beneficiano in alcun modo della miniera. Le nostre risorse naturali verranno distrutte e gli unici benefici andranno alle comunità che vivono fuori dalla riserva. Ci opporremo fermamente all’apertura della miniera fino a quando il governo e la Gem Diamonds non si siederanno con noi e ci diranno quali benefici ci poterà la miniera».

Intanto alla Gem Diamonds gongolano perché i 2400 carati recuperati finora vendono tra i 260 e i 270 dollari a carato (tre volte superiore alla media) e la produzione andrà a una velocità di 250/300mila carati all’anno a partire dal 2015. Nel giacimento lavoreranno 200 dipendenti e sarà il secondo più grande impianto dopo il Letšeng in Lesotho.

L’amministratore delegato della compagnia, Clifford Elphick (foto sopra), rispondendo alle domande del sito d’informazione online MiningWeekly.com ha detto: «Abbiamo un formato di pietra che incontra i favore dei mercati cinesi, giapponesi e statunitensi e anche di mercati più piccoli». Se a questo si aggiunge che il governo del Botswana avrebbe concesso all’azienda un periodo “franco” (probabilmente si tratterebbe di agevolazioni fiscali e burocratiche) per commercializzare i diamanti a livello mondiale, almeno secondo quanto viene affermato sempre dal MiningWeekly.com, i soldi arriveranno a palate. Sulle spalle dei boscimani.