Strategie regionali
L’ultimo segnale di crisi è arrivato dal voto favorevole dell’Egitto ai progetti di Francia e Russia sulla crisi siriana. Distanti anche le posizione sulla guerra in Yemen, mentre si ammorbidisce l’atteggiamento saudita nei confronti dei Fratelli Musulmani.

I latenti bisticci che da tempo il Cairo e Riad cercano di tenere nascosti sono ormai sotto gli occhi di tutti. Il tramonto della luna di miele tra i due paesi si è consumato lo scorso fine settimana alle Nazioni Unite, a colpi di veti incrociati sulla Siria.

I sauditi hanno criticato apertamente il voto del Cairo a favore di entrambi i progetti di risoluzione del conflitto presentati da Francia e Russia. Anche se il diplomatico egiziano ha spiegato che il Cairo ha solo cercato di dare appoggio a entrambi gli sforzi per mettere fine alla crisi siriana, i sauditi non hanno digerito il sostegno egiziano alla Russia, nemica della petromonarchia in Siria.

Il gesto dell’Egitto, il cui regime militare è tenuto in vita dai miliardi depositati dall’Arabia saudita nella Banca centrale egiziana, è stato considerato un vero e proprio tradimento dalla casa reale che in cambio della sua generosità si aspettava l’approvazione, senza esitazioni, della sua strategia regionale, a cominciare proprio dalla politica per abbattere il presidente siriano Bashar al-Assad.

La risposta saudita non si è fatta attendere. Improvvisamente – in Egitto preferiscono dire «a sorpresa» – la compagnia statale Aramco ha sospeso la consegna di prodotti petroliferi all’Egitto che deve ora rimediare con approvvigionamenti alternativi.

Altri fronti

Il divorzio firmato sul dossier siriano, è solo l’apice di una crisi matrimoniale che si sta consumando su diversi fronti, soprattutto dopo la morte di re Abdallah, quando i rapporti tra il Cairo e Riad si sono progressivamente raffreddati per diverse questioni.

Oltre alla guerra in Siria c’è infatti quella in Yemen, conflitto nel quale Riad si è schierata contro gli Huthi e i sostenitori del presidente estromesso ‘Ali ‘Abdallah Saleh. Anche se inizialmente l’Egitto sembrava voler cooperare con Riad (aveva infatti inviato forze aeree e navali a unirsi alla coalizione guidata dai sauditi contro gli Huthi), con il passare del tempo, la distanza tra i due paesi è diventata sempre più evidente. Una vera e propria frattura, sottolineata anche dalla decisione egiziana di non inviare truppe di terra in Yemen, distanziandosi da quanto fatto da altri membri della coalizione (Emirati Arabi, Sudan e Mauritania). L’Arabia Saudita è quindi rimasta delusa dagli aiuti dell’Egitto che è invece a sua volta preoccupato dall’atteggiamento adottato da Riad nei confronti della Fratellanza Musulmana, movimento islamista sulle cui ceneri è nato il nuovo regime.

Le paure saudite rispetto al ritorno dell’Iran sulla scena internazionale hanno infatti portato gli Al-Saud a riconsiderare la loro posizione nei confronti dei Fratelli Musulmani. Riad, storicamente vicina ai salafiti (cugini dei Fratelli, ma su posizioni più estremiste) si è per anni battuta contro la Confraternita e i suoi finanziatori. Temendo il ritorno alla ribalta di Teheran, gli Al-Saud stanno però ora cercando di serrare le fila del fronte sunnita. Re Salman sta tessendo una tela in cui si possano intrecciare anche Turchia, Qatar e le varie diramazioni regionali della Fratellanza, dai palestinesi di Hamas agli yemeniti di Al-Islah.

Questi e altri attriti stanno quindi facendo progressivamente allontanare l’Egitto dal suo storico alleato. Fino a qualche mese fa non era chiaro fino a che punto queste frizioni avrebbero condizionato il sostegno che il Cairo riceve da Riad. La recente decisione presa da Aramco è però un primo indicatore. E mentre sulla stampa saudita aumentano le voci di quanti suggeriscono di scaricare Al-Sisi, al Cairo sono sempre di più quanti temono che Riad chiuda i rubinetti.