Il distacco dal FMI
Da aprile il paese non sarà più sostenuto dagli aiuti finanziari concessi dal Fondo monetario internazionale. Una scelta storica di indipendenza, fatta dal presidente Nana Akufo-Addo, che potrà essere ricordata come il suo più grande errore o come la sua più luminosa conquista.

Assumersi la piena responsabilità della crescita del paese. Affrancarsi dal bisogno di organismi finanziari internazionali. Instillare nei cittadini orgoglio e fiducia nelle proprie capacità. Si possono sintetizzare così le motivazioni che nel 2017 spinsero l’allora neo-presidente ghanese Nana Akufo-Addo ad annunciare la volontà di uscire dal programma di aiuti (prestiti) del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Fu stabilito, dunque, che con la tranche dell’ultimo triennio 2015-2018, il Ghana avrebbe rinunciato al sostegno dell’istituzione di Bretton Woods. E, contemporaneamente, preparato il successivo bilancio di governo senza inserire una voce sostanziosa alle casse dello Stato.

I vertici dell’Fmi all’inizio avranno forse accolto la volontà di Akufo-Addo con stupore (e magari scetticismo), ma questo non ha impedito di aprire un processo di riforme e raggiustamenti fiscali (richiesti appunto dall’istituto di Washington) in vista dell’uscita dai programmi di aiuti.

Garantire la trasparenza del budget, chiarezza e trasparenza nel pagamento dei dipendenti pubblici e migliorare il sistema delle entrate fiscali, punto debole dello Stato ghanese. Sono queste alcune tra le principali riforme volute dagli esperti del Fmi.

Deadline fissata al 2 aprile 2019. Esami superati, fanno sapere dagli uffici di Accra dell’Fmi, anche se il responsabile della sede, Tao Zang, non manca di dare ulteriori raccomandazioni. Del resto il Fondo continuerà a “osservare” e “consigliare” in caso di bisogno. I rapporti finanziari tra stato ghanese e Fmi si sono conclusi con un’ultima tranche di aiuti pari a 185.2 milioni di dollari, del programma di prestito Ecf (Extended credit facility).

Dal 3 aprile, dunque, il Ghana dovrà contare esclusivamente sulle proprie forze finanziare e sulla propria capacità di tenere in piedi e migliorare un’economia che è considerata tra le più floride del continente. Una grossa sfida che – con le dovute differenze – riporta alla mente Thomas Sankara e la sua denuncia sugli effetti del debito estero degli Stati africani, sostenuti con una mano e strangolati con l’altra. Senza contare una voglia di riscatto e di libertà che necessariamente deve passare dagli aspetti monetari.

Come può un uomo – o uno stato – avere piena libertà sulle sue scelte se dipende dalla borsa di un altro? Il discorso del presidente ghanese ha convinto persino la direttrice dell’Fmi, Christine Lagarde che, proprio ad Accra, nella sua ultima visita, aveva detto: «Non c’è bisogno di un altro programma di aiuti in Ghana. Penso che se il presidente, il ministro delle Finanze e tutti i membri del governo rimangono risoluti nei loro piani economici, il Ghana ha tutto ciò che serve per andare avanti senza l’Fmi».

Ora che la data fatidica è arrivata, bisognerà osservare le reazioni del paese e dei mercati. Ovviamente gli occhi sono puntati sul controllo dell’inflazione – a febbraio era al 9,2% – e su un eventuale aumento dei prezzi dei beni di consumo primari, o del costo di servizi. Come farà Akufo-Addo ad evitare uno choc economico e finanziario? Come farà a far fronte a un debito pubblico che ammonta a circa 173 miliardi di cedi (pari al 57,9% del Prodotto interno lordo – Pil)?

Contando sulle proprie risorse, innazitutto. Il Ghana, contrariamente ad altri paesi africani, ha il vantaggio di un’economia diversificata, che quindi incide sulle esportazioni. Oro e cacao (il Ghana ne è il secondo esportatore mondiale) sono le due ricchezze principali, a cui si è aggiunto il petrolio nel 2010. Senza contare il turismo, anch’esso fonte primaria per il settore pubblico, ma soprattutto privato. Dal 2008 al 2014 il paese ha registrato uno dei più elevati tassi di Pil al mondo (8,7%) e anche se c’è stato un periodo di crisi nel 2015, gli ultimi dati fotografano un ritorno a una crescita economica trainata soprattutto dal settore del greggio e del gas.

La legge di bilancio 2019 prevede un tasso di crescita del Pil pari al 7,6% e un deficit di bilancio al 4,2% del Pil. In corrispondenza all’uscita del programma Fmi si prevede anche l’emissione di prestiti obbligazionari per 2 miliardi di dollari. Senza contare il piano di investimenti per il 2019 da 2.5 miliardi di dollari che dovrebbero portare anche un po’ di respiro a una delle questioni più serie nel paese, la disoccupazione giovanile.

Ovviamente l’idea del presidente ghanese ha incontrato anche delle critiche. A partire dal professor Godfred Bopkin, membro di Imani, noto think tank incentrato sui temi della politica e dell’educazione. Secondo lo studioso, il rischio della rinuncia ai programmi di aiuto dell’Fmi è alto. La fluttuazione dei prezzi delle materie prime, tanto per dirne una. Choc dei mercati interni ed esterni potrebbero costringere il governo – teme Bopkin – a tornare sui propri passi. Ecco il motivo per cui suggerisce il ricorso al Policy support instrument (Psi), un programma più flessibile di prestiti. Sarà difficile che Akufo- Addo accetti il consiglio.

Ci sono infatti alcune letture dell’iniziativa del presidente ghanese, sostenuto dal suo entourage, che vanno oltre le dichiarazioni ufficiali. Akufo-Addo è quello che dichiara: «Il Ghana deve produrre quello che consuma», «dobbiamo acquisire lo stato d’animo dei vincitori, non dei perdenti». Quello che, incontrando Macron in visita ad Accra, ha detto: «Non possiamo continuare a pensare al nostro sviluppo con gli aiuti dell’Occidente. Dobbiamo finanziare i nostri bisogni e far crescere le nostre economie con le nostre forze e risorse».

Nel 2020 in Ghana si torna al voto, Akufo-Addo non ha fatto ancora sapere se si ricandiderà per un secondo mandato (improbabile che non lo faccia). Certo, con questa mossa si sta giocando la sua credibilità, il suo futuro politico. Oltre che quello del paese. Una scelta storica che potrà essere ricordata come il suo più grande errore o come la sua più grande visione. E a cui sicuramente presteranno attenzione gli altri leader africani. Se dovesse andare bene, qualcuno potrebbe imitarlo.

Nella foto la direttrice del Fondo mondiale internazionale Christine Lagarde e il presidente del Ghana Nana Akufo-Addo.