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Conclusa a Nairobi la quinta Assemblea sull’ambiente delle Nazioni Unite
Kenya: primi passi verso un’ambiente libero dalla plastica
Istituito un comitato intergovernativo con il mandato di mettere a punto, entro il 2024, un accordo internazionale legalmente vincolante che metta fine all’inquinamento dovuto alle sostanze plastiche
04 Marzo 2022
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 4 minuti
"Giant Plastic Tap", un'installazione artistica che sputa rifiuti di plastica provenienti da Kibera, il più grande insediamento informale dell'Africa, sorto vicino a una gigantesca discarica a Nairobi. L'opera è posta all'ingresso della sede del Programma Onu per l'ambiente nella capitale kenyana

L’ambiente è stato al centro dell’attenzione di due importanti appuntamenti che si sono svolti questa settimana a Nairobi: la seconda sessione della quinta Assemblea sull’ambiente delle Nazioni Unite (Unea 5.2), da lunedì 28 febbraio a mercoledì 2 marzo, e nei due giorni successivi la celebrazione del 50° anniversario della nascita dell’Unep, organizzazione dell’Onu per la protezione ambientale che ha sede nella capitale kenyana.

Il primo appuntamento fa seguito all’assemblea che si è svolta online il 22 e 23 febbraio dell’anno scorso. Quest’anno è stato possibile seguire i lavori anche in presenza. L’Unea, che si riunisce ogni due anni, è il massimo organo decisionale internazionale in tema di questioni ambientali. È formata dai rappresentanti dei 193 paesi che siedono alle Nazioni Unite. Vi partecipano anche esponenti della società civile, del mondo degli affari e di altri settori che hanno interesse alle questioni ambientali.

Il tema generale dibattuto nella quinta assemblea è stato “Rafforzare le azioni per la natura allo scopo di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile” (Strengthening Actions for Nature to Achieve the Sustainable Development Goals), obiettivi per cui l’Onu pone il termine del 2030. In poco meno di un decennio siamo chiamati a cambiare modelli di sviluppo, di relazioni sociali, di rapporti internazionali, di uso delle risorse comuni. Un percorso ambizioso ma imprescindibile se, in un periodo neppure troppo lungo, si vuol salvaguardare la vita umana sul pianeta Terra.

Dei 17 obiettivi individuati, ben sei riguardano l’ambiente e l’uso delle risorse comuni: acqua e servizi igienici per tutti (obiettivo 6); energia pulita e accessibile (obiettivo 7); consumo e produzione responsabile (obiettivo 12); lotta ai cambiamenti climatici (obiettivo 13); conservazione delle risorse marine (obiettivo 14); protezione, ripristino e uso sostenibile dell’ecosistema terrestre.

I lavori dell’Unea 5 hanno sottolineato la necessità e la possibilità di agire ora perché complessivamente abbiamo la conoscenza, la tecnologia e le risorse per una transizione ad un modello di sviluppo “nature positive” da cui trarrebbero beneficio la nostra salute, le nostre economie e globalmente il nostro futuro.

A Nairobi nei giorni scorsi si sono dibattuti numerosi problemi. Quello che ha avuto la maggior attenzione dei mass media e su cui ha maggiormente lavorato l’Unea 5 riguarda l’inquinamento ambientale provocato dalla plastica che ormai non solo deturpa tutti gli ambienti e gli angoli del pianeta, ma è anche penetrata nell’ecosistema terrestre tanto da inquinare la nostra acqua e il nostro cibo, con conseguenze a medio e lungo termine per ora imprevedibili, ma molto probabilmente gravi.

La gravità del problema è indicata anche dal fatto che ogni anno si producono 400 milioni di tonnellate di nuova plastica e si prevede che la produzione potrebbe raddoppiare entro il 2040. L’assemblea – in particolare i ministri con competenza sull’ambiente dei paesi membri delle Nazioni Unite – ha deciso di formare un comitato intergovernativo con il mandato di mettere a punto, entro il 2024, un accordo internazionale legalmente vincolante che metta fine all’inquinamento dovuto alle sostanze plastiche.

Secondo Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep, è stato l’accordo multilaterale più significativo su un tema ambientale dall’accordo di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici, nel 2015. Espen Barth Eide, presidente dell’assemblea e ministro norvegese per il clima e l’ambiente, ha dichiarato che «L’inquinamento causato dalla plastica è cresciuto fino a diventare un’epidemia. Con la risoluzione approvata oggi siamo ufficialmente sulla via per curarla».

Una seconda importante risoluzione chiede l’organizzazione di un tavolo scientifico che metta a punto direttive per una intelligente ed efficace gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti, in modo da evitare l’inquinamento da loro causato. Il documento riconosce il pericolo costituito dal fallimento nella gestione dei rifiuti e delle sostanze chimiche, ulteriormente aggravato dalla pandemia di Covid-19 che ha portato all’uso intensivo di mascherine e oggetti di plastica usa e getta, e dei disinfettanti chimici.

Una terza richiama l’attenzione sulla necessità di promuovere azioni per proteggere, conservare e recuperare un uso e una gestione sostenibile degli ecosistemi. Il documento chiede all’Unep di sostenerne la realizzazione, in modo da salvaguardare anche i diritti delle comunità e dei popoli indigeni.

L’assemblea ha approvato complessivamente 14 risoluzioni che impegnano la comunità internazionale ad una governance complessivamente più responsabile ed efficiente dei problemi che riguardano l’ambiente, segno di un lavoro a tutto campo verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’Unea 5 è stata ospitata dall’Unep, l’agenzia dell’Onu per l’ambiente, nata nel 1972 in Svezia, in seguito alla Conferenza di Stoccolma sulla protezione dell’ambiente. L’anniversario è festeggiato con due giorni di lavoro straordinario dell’assemblea su temi che riguardano la costruzione di un mondo post pandemia che sia inclusivo e resiliente.

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