Etiopia
I danni socio ambientali provocati dalla diga Gibe III cominciano a diventare evidenti. Survival International denuncia la possibile scomparsa dei Kwegu a causa dei cambiamenti nell’ambiente e del land grabbing nel bacino del fiume Omo.

Nel corso del mese di marzo Survival International ha denunciato la minaccia di morte per fame dei Kwegu, un migliaio di persone, la più piccola e indifesa tribù stanziata nel bacino del fiume Omo, a causa della distruzione delle foreste e della lenta scomparsa del corso d’acqua da cui dipendono. Il fiume Omo, che scende dall’altopiano etiopico e sfocia in Kenya, nel lago Turkana, costituisce la linfa vitale per almeno mezzo milione di persone, in gran parte popolazioni native che vivono ancora di raccolta, agricoltura di sussistenza e allevamento, sia in Etiopia che in Kenya.

Il cambiamento repentino dell’ambiente nel bacino dell’Omo, e la conseguente scomparsa dei mezzi di sostentamento delle popolazioni rivierasche, è causato dalla diga Gibe III, in ormai avanzata fase di costruzione (l’88% alla fine del 2014), tanto che l’acqua non può più defluire, fermandosi alle spalle dello sbarramento. Alla diga è inoltre collegato un progetto di coltivazione intensiva della canna da zucchero che si configura come un’operazione di land grabbing “da manuale”. Le popolazioni native, infatti, non sono state consultate, e neppure informate, sui progetti in programma sulla loro terra. Sono invece state forzatamente scacciate e sistemate in nuovi villaggi, evidentemente ritenuti una forma di compensazione, con un’operazione definita di “villaggizzazione”, non nuova nelle politiche etiopiche, che l’hanno applicata in diverse zone, a partire dal Tana Beles, un faraonico progetto di bonifica e messa a cultura di un altro bacino fluviale, iniziato quando il paese era ancora retto dal regime del dittatore filo sovietico Menghistu e finanziato dalla cooperazione italiana.

Ora i Kwegu denunciano che le loro arnie siano state distrutte dalla piantagione governativa, mentre il sorgo non è arrivato a maturazione perché è mancato l’esondamento del fiume da cui dipende la possibilità di coltivare il terreno. Inoltre non possono più pescare quando proprio il pesce rappresenta il loro cibo di base. Perciò dipendono dalle tribù vicine per l’approvvigionamento di cibo, che finora avevano facilmente prodotto. Fin dal 2012 i Kwegu si erano dimostrati coscienti del loro possibile destino: «Forse moriremo», dice un leader comunitario in una toccante intervista, ma niente è stato fatto per evitare questa drammatica, e prevista, situazione.

La Gibe III è costruita dalla ditta italiana Salini (incaricata anche, a suo tempo, del progetto tana Beles) cui il governo etiopico ha assegnato l’appalto senza nessuna gara internazionale, come sarebbe invece previsto dalla stessa legge del paese. La Gibe III, che sarà la seconda diga per dimensioni e importanza in Africa, è una delle quattro che il governo etiopico si propone di costruire sul corso dell’Omo: la Gibe I è già in funzione da tempo, mentre la Gibe IV e V sono nella fase di progettazione. Gibe II è invece l’impianto idroelettrico che dovrebbe produrre energia anche da esportare nei paesi confinanti, obiettivo ultimo dell’enorme progetto etiopico.

Una campagna internazionale aveva denunciato il devastante impatto socio-ambientale della diga, che potrebbe addirittura provocare la lenta scomparsa del lago Turkana, il cui equilibrio idrico è particolarmente delicato, essendo posto in una zona desertica e dunque sottoposto ad una fortissima evaporazione. Esperti hanno evocato conseguenze simili a quelli del lago d’Aral, nell’Asia russa, praticamente scomparso a causa di uno scriteriato uso dell’acqua dei suoi affluenti. Hanno inoltre dimostrato che lo studio di fattibilità della diga era molto carente sull’impatto socio-ambientale, in violazione della stessa legislazione e costituzione etiopica, che prevede la salvaguardia dell’ambiente. Per questo gran parte dei finanziamenti internazionali sono stati bloccati. Ma il governo etiopico, allora guidato dal primo ministro Melles Zenawi, ha dichiarato che avrebbe finito la diga ad ogni costo, cosa che sta infatti facendo.

Nella foto in alto dei Kwegu della bassa valle dell’Omo, in Etiopia. Sopra nella gallery la diga Gibe III in avanzata fase di costruzione e una cartina della regione.