Il primo ministro Elyes Fakhfakh

L’attentato kamikaze del 6 marzo scorso a Tunisi, nei pressi dell’ambasciata americana, non avrebbe avuto la rappresentanza diplomatica come obiettivo ma una pattuglia delle forze di sicurezza. Il tenente Taoufik Missaoui è l’unica vittima, oltre ai due attentatori che si sono fatti esplodere con la loro moto motocicletta. Feriti cinque agenti e una donna di passaggio. La Brigata di investigazione ha rivelato l’identità dei due terroristi – Mohamed Slim Znidi e Khoubeib Laâga – e ha provveduto ai primi arresti. L’attentato non è ancora stato rivendicato.

Il nuovo governo di Elyes Fakhfakh, che il 27 febbraio ha ottenuto la fiducia del parlamento, dovrà mettere la lotta al terrorismo tra le priorità del suo programma, nonostante le dichiarazioni distensive del ministro dell’interno che ha affermato che l’attentato è frutto della disperazione dei terroristi che hanno subito gravi colpi negli ultimi tempi. L’ultimo attentato, dopo quelli al museo al Bardo nel 2015-16, era stato un attacco sucida contro due poliziotti nel giugno 2019.

Il governo ha iniziato a muoversi in acque agitate sia per gli accadimenti interni sia per la situazione libica. Del resto è nato da una coalizione eteroclita, scelta obbligata visto il panorama frammentato uscito dalle elezioni dell’ottobre scorso.

Il partito islamista Ennahdha, che ha la maggioranza relativa, aveva fallito nel tentativo di formare un governo e c’è voluta la minaccia del presidente Kaïs Saïed di tornare a nuove elezioni per obbligare la maggioranza dei deputati a trovare finalmente un’intesa sul nome di Elyes Fakhfakh e sulla sua squadra governativa. Intanto il parlamento ha rinviato la proposta di emendare la legge elettorale per elevare al 5% la soglia di sbarramento, attualmente del 3%, per dare maggiore stabilità al quadro politico.

Famiglie in difficoltà

Il paese è in serie difficoltà economiche e sociali. Le donne e i giovani sono le categorie più esposte. Un esempio: alla diffusa educazione e formazione delle giovani non si accompagna un sufficiente tasso di occupazione femminile (22,6% di disoccupate contro una media nazionale del 15%). Soprattutto all’interno del paese, dove la rivolta è scoppiata quasi 10 anni fa, i giovani non trovano lavoro e sono spinti a lasciare le campagne o emigrare all’estero. Lo scorso anno il prodotto interno lordo ha rallentato e le prospettive non sono affatto buone per quest’anno, malgrado l’inizio dello sfruttamento del giacimento di gas naturale a Nawara, nel sud-est.

Il deficit di bilancio si è notevolmente aggravato nel corso dell’ultimo anno. Il governo sarà costretto a negoziare con il Fondo monetario internazionale, anche perché le banche sono a corto di liquidità a causa della riduzione del risparmio delle famiglie, imposta dall’erosione del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, che fluttua in questi primi mesi attorno al 6%.

A un quadro già difficile si è aggiunta all’inizio di marzo l’insorgenza del coronavirus per il momento limitata, ieri il secondo caso accertato, ma che, anche per la situazione mondiale, è destinata ad incidere sul turismo che si era appena ripreso dopo gli attentati degli anni scorsi.