Rd Congo
Nella regione del Katanga, sudest della Repubblica democratica del Congo, si abbattono e si esportano illegalmente verso lo Zambia alberi dal legno pregiato. Destinazione Cina. Nel saccheggio coinvolte anche le autorità locali.

C’è voluto il sequestro, lo scorso aprile da parte delle autorità dello Zambia, di 500 camion congolesi carichi di legno rosso (così denominato perché, una volta tagliato, prende un colore che richiama il sangue) perché venisse davvero allo scoperto lo scandalo già denunciato due anni or sono dal vescovo di Kilwa-Kasenga, mons. Fulgence Muteba.

Anche alcune organizzazioni non governative hanno lanciato l’allarme sullo sfruttamento illecito delle foreste nell’Alto Katanga, nei territori di Kasenga e Pweto: il legno di questi alberi ad alto fusto (denominazione: pterocarpus chrysothrix della famiglia delle fabacee o leguminose) è noto per la sua resistenza ed è venduto soprattutto in Cina dove è utilizzato per la fabbricazione di mobili di lusso. Questo traffico è iniziato nel 2009 in Zambia per espandersi poi in Rd Congo dove si calcola provochi oggi l’abbattimento di 150 alberi la settimana.

Dieudonné Mwelwa, presidente dell’assemblea provinciale dell’Alto Katanga, ha sottolineato che questo saccheggio delle foreste sconvolge l’ecosistema, provocando siccità e una progressiva desertificazione della regione. E ha aggiunto: «Se l’Rd Congo non sa proteggere il proprio territorio, spetta agli altri paesi della regione prendersi la responsabilità di farlo…».

Qualche giorno prima del sequestro, il viceministro congolese dell’ambiente Agée Matembo Toto aveva ricordato che la commercializzazione del legno rosso è illegale perché appartiene a una specie arborea protetta. E non ha nascosto che le stesse autorità congolesi sono coinvolte nell’affaire, come dimostrano le numerose violazioni della legge che regola lo sfruttamento delle foreste, avallate dai pubblici uffici. Riferendosi poi a un sequestro di legno rosso, avvenuto sempre in Zambia lo scorso febbraio, il viceministro ha confermato che le centinaia di camion coinvolti (449 per l’esattezza) appartenevano alle autorità militari congolesi.

Al riguardo, mons. Muteba è stato più preciso. In una intervista al quotidiano La Libre Belgique, ha indicato il generale John Numbi, ex capo della polizia nazionale, il suo successore il generale Raus Chalwe e taluni membri della famiglia presidenziale come «i principali autori di questo vero e proprio sterminio». E la decisione del presidente Joseph Kabila di dissequestrare i 449 camion, sembra avvalorare la presa di posizione del vescovo. I camion erano stati utilizzati dall’associazione delle aziende artigianali del settore, la quale si è difesa spiegando di aver dovuto attraversare una porzione di territorio zambiano tra due città congolesi, dopo aver pagato le tasse doganali, perché le altre strade erano impraticabili. Inoltre l’associazione afferma di possedere l’autorizzazione al taglio di alberi, rilasciata dal governatore dell’Alto Katanga, Jean-Claude Kzembe Musonda.

Ma i media congolesi sottolineano che i documenti doganali sono relativi al transito di legname generico e non di legno rosso. E il vescovo Muteba fa notare che non spetta al governatore concedere questo tipo di autorizzazioni. Inoltre, secondo un diplomatico zambiano, questi carichi di migliaia di metri cubi di legname sono stati fermati e ispezionati perché ci sono anche degli zambiani che aggirano il divieto di tagliare ed esportare il legno rosso, esibendo delle autorizzazioni rilasciate in Rd Congo. Siamo dunque in presenza di frodi intrecciate.

Reazioni

Il fatto che lo scandalo sia diventato di pubblico dominio ha suscitato la reazione delle autorità congolesi. Il viceministro dell’ambiente Agée Matembo Toto ha invitato le imprese che gestiscono lo sfruttamento delle foreste, a mettersi al più presto in regola con lo stato. Ha poi espresso la volontà di mettere ordine nel settore forestale, di rendere tracciabili la compravendita e l’esportazione di legname e di identificare tutte le aziende artigianali che trattano il legno rosso. Infine ha minacciato la chiusura dei magazzini e la sospensione dell’attività a quelle imprese che continueranno ad agire al di fuori della legge.

Il presidente Kabila non ha voluto essere da meno, anche perché il paese sta vivendo (Kabila si sarebbe dovuto dimettere a fine 2016, essendo scaduto il suo secondo mandato presidenziale) una estenuante campagna elettorale… E si è affrettato a inviare, lo scorso maggio, al posto di frontiera di Kasumbalesa una delegazione capitanata dal suo direttore di gabinetto, Néjémie Mwilania Wilondja, e comprendente i ministri delle finanze e dell’ambiente, e alcuni funzionari del ministero dell’interno e della direzione generale delle migrazioni.

La delegazione ha fatto i soliti discorsi di circostanza e le autorità dell’Alto Katanga hanno annunciato l’arresto di 14 persone di nazionalità cinese che, prive di permesso di soggiorno, tagliavano gli alberi del legno rosso.

Il vescovo protettore del mukula

Una delle voci che con più forza si sono levate in difesa del legno rosso, che gli abitanti del Katanga chiamano mukula, è quella del vescovo di Kilwa-Kasenga, mons. Fulgence Muteba, 54 anni, ordinato sacerdote nel 1990 e nominato vescovo dal 2005. La sua azione è cominciata nel 2014 quando i commercianti cinesi, dopo aver saccheggiato le foreste asiatiche e malgasce, si sono rivolte allo Zambia e al Katanga. Mons. Muteba colloca la sua denuncia nel contesto dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, che invita a riconciliarsi con madre natura.

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