Libia / Migranti

Il Governo di accordo nazionale (Gna) ha decretato la chiusura immediata dei principali centri di detenzione per migranti nelle città di Misurata, Tajura e Al-Khoms, nell’est del paese.

Lo ha comunicato ieri il ministro dell’Interno Fathi Bachagha, aggiungendo che responsabili dei centri hanno avviato le procedure per l’espulsione dei migranti. Non è chiaro cosa ne sarà dei migranti, in gran parte provenienti dall’Africa sub-sahariana, una volta liberati.

Nei giorni scorsi l’inviato Onu Ghassam Salamé aveva invitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a rivolgersi a Tripoli chiedendo di prendere “la decisione strategica e a lungo rinviata, ma necessaria, di liberare coloro che sono detenuti nei centri”.

Uno dei tre centri, quello di Tajoura, nelle vicinanze di Tripoli, era stato bombardato la notte tra il 2 e il 3 luglio in un raid aereo dell’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar, nella sua offensiva per la conquista, ancora in atto, di Tripoli. Il bombardamento ha provocato ufficialmente 53 vittime e almeno 130 feriti, e in seguito i 350 migranti sopravissuti furono liberati.

Attualmente, secondo dati ufficiosi dell’Unhcr, quasi 6mila persone sono detenute in più di venti centri presenti sul territorio libico, una quindicina dei quali sarebbero sotto il controllo di Tripoli. Le loro condizioni di prigionia sono state definite inumane dalle Nazioni Unite.

I combattimenti hanno ucciso almeno 1.093 persone, causando 5.752 feriti e oltre 100mila sfollati, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. (Adnkronos)