Zimbabwe, Guinea, Costa d’Avorio, Sierra Leone, Libano e Venezuela tra i paesi che non rispettano gli accordi
Attivo dal 2003 per impedire il commercio di diamanti insanguinati, oggi il processo di Kimberley è inefficace: lo affermano gli stessi fondatori. Il traffico che finanzia i conflitti potrebbe ritornare.

Inefficace: questo il triste verdetto, a 6 anni dal lancio, sul processo di Kimberley, il sistema di certificazione e controllo dei diamanti istituito per impedire il commercio illegale delle pietre preziose, soprattutto in relazione al finanziamento dei signori della guerra.

Sulla carta, il processo controlla il 99,98% del commercio di diamanti. Eppure durante la riunione annuale dei paesi che fanno parte del Kimberley, che quest’anno si è tenuta a Windhoek, in Namibia, la verifica del funzionamento del processo ha tracciato un quadro desolante: troppe le violazioni degli accordi, a fronte dell’immobilità della struttura di controllo.

Preoccupante la situazione in Zimbabwe, dove da aprile alle miniere della regione di Marange, la Federazione mondiale delle Borse dei diamanti ha vietato il commercio. Un divieto inevitabile, date le continue segnalazioni di violazione dei diritti umani dei minatori impegnati nell’estrazione di diamanti: l’esercito che ha preso il controllo della regione un anno fa, costringere al  lavoro forzato anche donne e minori. Secondo l’organizzazione internazionale Human Rights Watch almeno 200 persone sono state uccise dai militari nel 2008. Il divieto imposto al paese è stato però violato ripetutamente, secondo le testimonianze raccolte da varie organizzazioni non governative, e mai ratificato dal Kimberley process.

L’ong Global Witness ha inoltre segnalato l’incredibile aumento di esportazioni di diamanti della Guinea Conakry, paese che ha visto aumentare il volume del suo commercio di pietre preziose con l’estero del 500% in soli 2 anni. Un dato che sorprende troppo, e che viene messo in relazione alla vicinanza con la Sierra Leone: si segnalano scambi illeciti al confine tra i due paesi. Il commercio illegale di diamanti ha finanziato la sanguinosa guerra civile, conclusa nel 2002, che ha lasciato in Sierra Leone pesanti ferite.

Anomalie anche per la Costa d’Avorio, ricca di diamanti ma interdetta dal commercio a causa dell’ancora instabile situazione politica e sociale. Il traffico di diamanti insanguinati ha già infatti avuto un ruolo chiave nel passato ivoriano: ha contribuito a finanziare la guerra civile che per 4 anni, dal 2002 al 2006, ha devastato il paese. Quest’anno dovrebbero tenersi, dopo numerosi rinvii, le elezioni generali che rappresenteranno un vero passo in avanti per il processo di pace. Ma le tensioni interne persistono, e nonostante le sanzioni imposte dall’Onu, il paese avrebbe ripreso il commercio di diamanti.

Le violazioni segnalate non si fermano all’Africa, ma riguardano anche Libano e Venezuela. Nessuno di questi paesi però è stato sospeso dal processo di Kimberley, che perde sempre più credibilità agli occhi della comunità internazionale. I governi preferiscono fingere che il processo funzioni, ma se continua così, afferma Ian Smille, uno dei suoi fondatori “Il commercio di diamanti tornerà al suo passato criminale e gli eserciti ribelli non avranno nessun problema a trovare compratori per i loro diamanti di sangue”, che potrebbero tornare presto nelle gioiellerie delle grandi città.

L’unica decisione concreta che i 200 rappresentanti riuniti a Windhoek sono riusciti a prendere è l’invio di un’ispezione in Zimbabwe. Difficilmente gli inviati avranno però accesso alla regione di Marange.

Da Nigrizia mensile di aprile 2007:

Kimberley affonda a Ginevra, di Irene Amodei