La disputa tra Etiopia ed Egitto sul controllo delle acque del Nilo è ancora aperta nonostante numerosi tentativi di mediazione. L’attuale negoziato, iniziato alla fine dello scorso novembre e facilitato dal governo americano chiamato in causa dal presidente egiziano stesso, si è di nuovo interrotto il 26 febbraio. L’Etiopia si è temporaneamente ritirata dal tavolo, tacciando la bozza di documento in discussione di essere “inaccettabile e decisamente di parte”.

L’Egitto l’aveva già firmata in un meeting in cui Addis Abeba non era presente. Il mediatore di Washington avrebbe contribuito ad aggravare la tensione dichiarando che il documento presentato era ben bilanciato e sottolineando che il riempimento dell’invaso non doveva cominciare prima della firma di un accordo. Posizioni chiaramente di parte che l’Etiopia non avrebbe potuto accettare.

Quanta trattenere?

La Grande diga della rinascita etiopica, GERD, costruita da Addis Abeba sul Nilo Blu non lontano dal confine con il Sudan, è ormai quasi finita: ad un monitoraggaio dello scorso ottobre, il 70% dei lavori era stato completato. Ma non si è ancora trovato l’accordo sul riempimento dell’enorme invaso, della capacità di 74 miliardi di metri cubi, che dovrebbe cominciare il prossimo luglio. Ci potrebbero volere dai 5 ai 15 anni per raggiungere il livello massimo previsto. Dipende dalle condizioni meteorologiche nel bacino, che comprende 11 paesi, ma soprattutto dalla quantità d’acqua trattenuta dall’enorme sbarramento ogni anno. 

E’ questo il punto cruciale della trattativa, su cui Etiopia ed Egitto non riescono a mettersi d’accordo, nonostante una dichiarazione di principi, firmata nel 2015, in cui i due paesi si sono impegnati a fare in modo di non danneggiarsi reciprocamente. Il documento è stato firmato anche dal Sudan, altro paese a valle della GERD e dunque interessato al fluire delle acque del grande fiume. Ma ora sono in discussione i dettagli tecnici della gestione della diga, e gli interessi dei due paesi sono nettamente divergenti.

Tantissime bocche da dissetare

Secondo il Cairo, che vanta diritti risalenti all’epoca coloniale sull’uso dell’acqua del Nilo, bisogna evitare che la GERD trattenga troppa acqua, soprattutto durante il periodo di riempimento dell’invaso, ma anche successivamente, mettendo così in pericolo non solo il livello di quello formato dalla diga di Assuan, da cui l’Egitto ricava una buona parte della sua energia elettrica, ma lo sviluppo complessivo del paese e la qualità della vita stessa degli egiziani, 100 milioni di persone ormai, che vivono per il 90%  nella stretta striscia di terra fertile che corre lungo il fiume.  

L’Etiopia, che ha ormai 112 milioni di abitanti, sottolinea invece di contribuire per l’84% al fluire delle acque del Nilo, principalmente attraverso tre affluenti – il Nilo Blu, l’Atbara e il Sobat – che raccolgono le abbondanti precipitazioni del suo altopiano. E dunque non intende accettare limitazioni eccessive al suo diritto di sfruttare questa risorsa per produrre energia da vendere nella regione e da utilizzare per il suo sviluppo economico.

Tra i due in lotta spunta il Sudan

Tra i due contendenti si pone il Sudan che necessita sia dell’acqua che dell’energia per lo sviluppo economico del paese. Khartoum, per gli interessi diversificati sull’uso delle acque del Nilo, e per la sua posizione geografica tra i due potenti vicini, ha avuto spesso un ruolo di mediazione nella disputa. Il presidente egiziano al-Sisi ha chiesto i suoi buoni auspici anche per la risoluzione dell’attuale empasse.

Nei prossimi giorni il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, incontrerà sia il primo ministro etiopico Abiy Ahmed che il presidente egiziano, per tentare di rimettere in moto una trattativa estremamente difficile e delicata che rischia di deragliare anche per l’atteggiamento americano, segnato per di più da improvvide dichiarazioni dello stesso Trump che in più di un’occasione ha definito il presidente egiziano “il mio dittatore preferito” e di essere lui meritevole del Premio Nobel per la Pace (e dunque non il primo ministro etiopico cui è stato assegnato) per aver risolto la disputa sulle acque del Nilo, per altro non ancora risolta.

Gli esperti della regione si augurano che la prudenza di Hamdok possa rimettere in moto il negoziato e mettere fine ad un conflitto diplomatico che rischia di diventare pericoloso per la stabilità e la pace di una così vasta regione dell’Africa.