Mozambico: Total valuta la ripresa delle estrazioni a Cabo Delgado
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Jean-Christophe Rufin incaricato di valutare la situazione umanitaria e securitaria
Mozambico: Total valuta la ripresa delle estrazioni a Cabo Delgado
Una duplice missione per il presidente di Action Against Hunger ed ex consulente del ministero della difesa francese. Garantire a Total che ci siano le condizioni per la ripresa delle attività estrattive ad Afungi e spingere il governo a trattare con i terroristi
09 Febbraio 2023
Articolo di Redazione
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Jean Christophe Rufin in missione per Total a Cabo Delgado (Credit: Est Republicain)

Il 3 febbraio scorso, Patrick Pouyanne, presidente e amministratore delegato di TotalEnergies, ha compiuto una visita in Mozambico, a Cabo Delgado, nelle città di Palma e Mocimba da Praia, e nel sito di estrazione del gas nella penisola di Afungi.

Nell’occasione ha incontrato a Pemba il presidente Filipe Nyusi. Durante la visita, Pouyanne lo ha informato di aver incaricato Jean-Christophe Rufin, medico francese, diplomatico, scrittore ed esperto in operazioni umanitarie e diritti umani, di condurre una missione indipendente, affiancandosi a personale mozambicano, finalizzata a valutare la situazione umanitaria e securitaria nella provincia di Cabo Delgado.

Rufin dovrà presentare a fine febbraio una relazione che certifichi le garanzie necessarie per un’eventuale ripresa – “nel rispetto dei diritti umani”, fa sapere Total – delle attività estrattive nel sito di Afungi, bloccate dall’aprile 2021 a causa dell’insicurezza.

La decisione di affidare a Rufin tale missione si spiega col fatto che costui ha esercitato molti ruoli: è stato vicepresidente di Medici senza Frontiere, è presidente di Action Against Hunger, dal 1993 al 1994 è stato consulente del ministero della difesa francese incaricato delle operazioni di peacekeeping ed è stato infine ambasciatore in Senegal e in Gambia.

E soprattutto, secondo Pouyanne, come protagonista diretto di operazioni umanitarie e conoscitore diretto delle situazioni di conflitto, è in grado di negoziare le modalità di ripresa delle estrazioni del gas anche se la guerra continuasse, pur se in regime di stretto controllo della situazione.

«Dal 2021 – ha dichiarato peraltro Pouyanne – le condizioni nella provincia di Cabo Delgado sono migliorate, soprattutto per il supporto dato dai paesi africani (militari del blocco regionale Sadc e del Rwanda, ndr) che hanno lavorato per ristabilire pace e sicurezza».

Tuttavia, «il ritiro delle forze di sicurezza e la ripresa delle attività nel sito del progetto di estrazione del gas naturale liquefatto nella penisola di Afungi richiedono, in particolare, un basilare ripristino della sicurezza nella regione, la ripresa dei servizi pubblici e il ritorno alla vita normale per gli abitanti», ha aggiunto il presidente di Total.

Il compito di Rufin è anche spingere chi detiene il potere politico ed economico del paese, a porre in atto una più equa distribuzione dei proventi delle estrazioni a beneficio della popolazione povera che abita la regione.

Una responsabilità “politica” dunque. Anche come testa di ariete di Total per convincere Nyusi e il Frelimo a mettere da parte l’opzione militare, a favore del dialogo con il movimento armato.

Opzione negoziale

Anche perché nella provincia settentrionale la situazione non è ancora sotto controllo, con i gruppi armati che occupano diverse zone strategiche e spingono i loro attacchi contro i civili sempre più a sud.

Il presidente Nyusi dichiarava qualche giorno fa a un gruppo di diplomatici che il leader degli insorti jihadisti è un mozambicano, Abu Sorraca, noto come Bin Omar, aggiungendo che il governo conosce i nomi di molti altri mozambicani ai suoi ordini e gente di altra nazionalità, tra cui numerosi tanzaniani.

Quanto affermato dal presidente dimostra un cambiamento radicale rispetto alla linea ufficiale tenuta finora, che sosteneva i ribelli fossero ignoti, per cui sarebbe stato impossibile intraprendere qualsiasi trattativa.

Questo anche se c’era chi riteneva che dietro gli insorti si celasse la mano del gruppo Stato Islamico, pur se mai nominato.

In realtà, alcuni membri del Frelimo avevano in precedenza spinto per tentare l’avvio di un negoziato, e l’ex presidente Joaquim Chissano in persona era stato coinvolto in discussioni non ufficiali per stabilire possibili contatti per eventuali negoziati.

Il cambio di strategia da parte di Nyusi appare dunque come un’apertura alla ricerca di contatti in vista di possibili trattative con gli insorti. 

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