Mozambico, tra repressione e censura - Nigrizia
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Il partito-Stato tenta così di spianarsi la strada per una riconferma nel 2024
Mozambico, tra repressione e censura
Il Frelimo «da tempo si è trasformato in un gruppo di oligarchi che cercano di arricchirsi ignorando i diritti umani». E l’Occidente, assetato di risorse, finge di non vedere la morsa che si stringe sulla popolazione
11 Aprile 2023
Articolo di Redazione
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Filipe Nyusi (Credit: TVM)

Il 18 marzo scorso, i cittadini del Mozambico erano scesi in strada nella capitale Maputo e di altre città per rendere omaggio al popolare musicista Edson de Luz, noto come Azagaia, morto nove giorni prima in circostanze poco chiare.

Le proteste, benché organizzate in modo pacifico, vennero affrontate dalle forze di sicurezza con violenza e proiettili di gomma.

Johan Viljoen, attivista cattolico pacifista e direttore del Denis Hurley Peace Institute (Dhpi) della Conferenza dei vescovi dell’Africa meridionale, ha dichiarato qualche giorno dopo: «Il Frelimo, partito al potere, si è sempre presentato come a servizio della popolazione e come movimento di massa».

«Da tempo, tuttavia, si è trasformato in un gruppo di oligarchi che cercano di arricchirsi ignorando i diritti umani e avendo messo in secondo piano l’impegno per creare una società egualitaria».

Non per nulla la musica di Azagaia, oltre che descrivere la frustrazione della gente per il costo sempre più alto della vita, mirava a denunciare il sistema di corruzione di molti politici del partito al potere, intenti a sfruttare i cittadini per aumentare la propria ricchezza.

Viljoen, denunciando le violenze gratuite delle forze di sicurezza, ha anche sottolineato l’atteggiamento del presidente Filipe Nyusi che ha dichiarato nemico della democrazia chiunque si opponga alla politica statale.

Responsabilità dell’Occidente

La guerra tra Russia e Ucraìna, secondo Viljoen, ha giocato un ruolo nell’evolversi della politica mozambicana; Vijoen ha dichiarato tra l’altro: «In passato, i governi dei paesi donatori ponevano come condizione per sostenere finanziariamente il governo un livello minimo di rispetto dei diritti umani basilari».

«Dallo scoppio della guerra in Europa ad oggi, tuttavia, si sono fatti molto più prudenti, la necessità di ottenere da vari paesi africani, tra cui il Mozambico, il petrolio e il gas non più provenienti dalla Russia, non hanno più menzionato i diritti umani per evitare di vedersi negare la possibilità di acquistare le indispensabili materie prime».

«Il governo di Maputo, pertanto – conclude Viljoen – ha ottenuto carta bianca per portare avanti la propria politica spesso repressiva nei confronti della popolazione».

In effetti, il rapporto sui diritti umani del dipartimento di Stato americano per il 2022 elenca le violazioni dei diritti umani nel paese.

Il rapporto segnala tra l’altro: “uccisioni arbitrarie extragiudiziali, scomparsa forzata di persone, condizioni carcerarie aspre e potenzialmente letali, arresto o detenzioni arbitrarie, rapimenti, abusi fisici, stupri, schiavitù sessuale e uso illegale di bambini soldati da parte di attori non statali”.

E ancora: “gravi restrizioni alla libera espressione e ai media, tra cui violenza e minacce di violenza contro i giornalisti con arresti o procedimenti giudiziari ingiustificati contro di loro, grave corruzione governativa e assenza di indagini serie per identificare i responsabili delle violenze perpetrate”.

Il presidente Nyusi è corso ai ripari ordinando al ministero degli interni di “indagare sui motivi che hanno indotto le forze di sicurezza a scontrarsi con i manifestanti, identificando i responsabili”, ma sono pochi a credere che le indagini produrranno risultati concreti.

Leggi ad hoc

Su un altro fronte, il Frelimo ha recentemente redatto una legge riguardante organizzazioni senza scopo di lucro al fine – secondo il governo – di contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

In realtà la legge va a colpire soprattutto i gruppi che operano per la promozione e la difesa dei diritti umani.

«Si tratta di un tentativo di controllare la società civile. La Chiesa cattolica è vista come una delle numerose organizzazioni non governative, e viene quindi anch’essa direttamente colpita», ha dichiarato Viljoen.

«Non solo il governo può tenere così sotto controllo le operazioni delle ong e i media, ma potrà anche limitarne la raccolta di fondi. A Nampula, ad esempio, poiché l’Unhcr e il Pam hanno smesso di fornire cibo agli sfollati a causa della mancanza di fondi, ora è rimasta soltanto la Caritas a proseguire la distribuzione. Se lo Stato dovesse interferire, i mezzi di sussistenza di decine di migliaia di sfollati potrebbero scomparire», ha concluso Viljoen.

Tra l’altro, come accennato, alcune proposte di legge introdotte nelle ultime settimane dimostrano il giro di vite che il governo intende imporre.

La prima riguarda una revisione della legge sulle associazioni che vorrebbe rimpiazzare quella del 1991, includendo la possibilità per il governo di chiudere qualsiasi organizzazione che violi le nuove procedure introdotte. Un chiaro intento di condizionare il funzionamento delle organizzazioni della società civile.

Altra proposta riguarda la legge su stampa e radiodiffusione. Pur con un necessario aggiornamento, visto che la precedente venne elaborata negli anni ’90, la revisione includerebbe l’introduzione di un’entità governativa volta a regolamentare i media. Che per questo si sono finora battuti per impedire l’approvazione di questa disposizione.

Un aspetto che preoccupa è anche la proposta per cui, in caso di accuse di diffamazione nei confronti del presidente della Repubblica da parte di un giornalista, questi perderebbe il diritto di difendersi. Finora, invece, la difesa di un imputato è un diritto costituzionale che non può essere revocato per legge.

Manovre elettorali

In marzo, infine, il Frelimo ha approvato un nuovo quadro giuridico per l’elezione del presidente e dei deputati. Una norma che, tra l’altro, riduce il periodo minimo per fissare la data delle elezioni presidenziali e legislative da 18 a 14 mesi.

L’obiettivo di questa pur breve riduzione del termine è di permettere alla maggioranza parlamentare di rivedere la Costituzione tra giugno e agosto 2023, in vista delle elezioni generali del prossimo anno.

Considerato il probabile boicottaggio dell’opposizione, il partito al potere fa sospettare di non volere le elezioni distrettuali perché teme di perderle.

Quanto alla violenta repressione posta in atto, soprattutto a Maputo e Nampula, dopo la morte di Azagaia, la polizia l’ha giustificata con la presunta convinzione che qualcuno stesse pianificando un colpo di Stato.

Al termine della riunione del comitato centrale del Frelimo in marzo, tuttavia, il portavoce aveva dichiarato che il Paese godeva di “stabilità sociale, politica ed economica”.

La gente si chiede pertanto in che reale situazione si trovi il Mozambico, dove si parla di possibile tentativo di colpo di Stato e, allo stesso tempo, di stabilità sociale, politica ed economica.

 

 

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