Nigeria / Caso OPL-245

La magistratura nigeriana ha emesso mandati di cattura per due ex ministri e un dirigente dell’azienda petrolifera italiana Eni per lo sfruttamento del ricco giacimento offshore OPL-245 di Malabu oil and gas, nel 2011, ha riferito mercoledì su Twitter la Commissione per i crimini economici e finanziari (Efcc), l’agenzia anti-corruzione della Nigeria che sta indagando sul caso.

L’ex ministro del Petrolio Dan Etete (nella foto), l’ex procuratore generale Mohammed Adoke e il manager dell’Eni Roberto Casula “devono essere arrestati ovunque vengano trovati”, ha precisato in una nota l’Efcc, sostenendo che gli imputati abbiano ripetutamente omesso di comparire davanti al tribunale di Abuja.

Eni ha definito la sentenza “sproporzionata e dannosa”. “Questi mandati sembrano aver avuto origine dall’incapacità delle autorità giudiziarie nigeriane di notificare i procedimenti pendenti ai dirigenti Eni secondo la procedura internazionale negli ultimi due anni”, si legge in una nota.

Sul caso è aperto un processo a Milano che vede Eni e Shell accusate d’aver pagato tangenti per circa 1,1 miliardi di dollari al governo nigeriano per ottenere l’assegnazione del ricco blocco offshore. L’inchiesta coinvolge 13 persone tra cui funzionari governativi nigeriani e alti dirigenti delle due aziende – l’AD Eni Claudio Descalzi, l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded – che hanno acquisito congiuntamente i diritti di sfruttamento da Malabu, di proprietà di Etete. Il tribunale di Milano ha già condannato a quattro anni di carcere per corruzione gli intermediari: il nigeriano Emeka Obi e l’italiano Gianluca Di Nardo.
Casula è anche tra gli imputati sotto processo a Milano. Shell ed Eni negano ogni illecito. (Voice of America)