Nigeria / Attacchi pirateschi

Il 5 gennaio, il quotidiano digitale Premium Times ha riferito che il 2 gennaio in Nigeria un gruppo di pirati ha attaccato la nave draga aspirante AMBIKA rapendo tre marinai, due russi e un indiano, lasciando a bordo altri cinque membri dell’equipaggio.

Una squadra di salvataggio della Marina nigeriana ha tentato di neutralizzare gli aggressori e di liberare l’equipaggio. Tuttavia, quattro dei sei soccorritori sono rimasti uccisi in una sparatoria con i pirati.

La draga lunga 83,5 metri, precedentemente nota come Galilei 2000 e di proprietà di Jan de Nul, è ora di proprietà di una società di lavorazione del gas con sede a Lagos.

Negli ultimi anni sono aumentati gli attacchi dei pirati nel Golfo di Guinea, in Africa occidentale, le cui acque sono divenute «le più pericolose del mondo» per petroliere e mercantili. Nel 2018 si sono contati 112 incidenti di questo tipo. Secondo l’International Maritime Bureau su 119 attacchi registrati nel 2019, il 73% sono avvenuti al largo delle coste di Togo, Benin e Nigeria. Sempre nella prima metà del 2019, i pirati armati hanno rapito 27 membri dell’equipaggio mentre erano stati 25 nello stesso periodo nel 2018. Si stima intorno ai 3 miliardi di dollari il danno economico tra furti di carburante e costi aggiuntivi per gli armatori per rendere le navi meno attaccabili. Misure come il filo spinato a bordo o sicurezza privata che non sono servite a fermare gli assalitori.

Nel tempo l’attenzione internazionale si era sempre concentrata sulla pirateria nel Corno d’Africa. Tuttavia, gli attacchi in questa regione si sono costantemente ridotti, fino quasi ad azzerarsi nel 2019, grazie all’operato della missione navale dell’Ue Atalanta, avviata nel 2008 e recentemente prorogata fino al 2020.

La situazione è diametralmente opposta nel Golfo di Guinea. Nel corso del 2018, gli atti di pirateria nell’area, infatti, hanno registrato un incremento del 15% su base annua, soprattutto al largo della Nigeria. I pirati sono spesso membri delle diverse sigle secessioniste del Delta del Niger. Gli attacchi coinvolgono in particolare le petroliere e alle origini del fenomeno vi sarebbe l’ineguale redistribuzione delle entrate petrolifere nel paese. A ciò si uniscono l’instabilità politica, la povertà e la scarsità delle risorse impiegate nel contrasto alla pirateria da parte degli stati del Golfo di Guinea.