NON SONO RAZZISTA MA – FEBBRAIO 2019
Marco Aime

Si dice che a Natale siamo tutti più buoni, ma pare che bastino due giorni per perdere questa bontà. Infatti, il 27 dicembre 2018 nel corso della partita Inter-Napoli alcuni tifosi nerazzurri si sono sperticati in insulti a Koulibaly (nella foto) e ai napoletani. Un nero e dei meridionali, Koulibaly e i suoi compagni sono riusciti a conciliare le due anime della Lega, la prima, quella di Bossi, antimeridionalista e l’ultima di marchio salviniano, anti immigrati.

O forse sono solo riusciti a conciliare la loro idiozia con la loro cattiveria. Al nuovo odio per gli stranieri, si associa quello vecchio nei confronti del Sud, il tutto condito con un livore senza scopo. Senza contare che a essere neri sono solo gli altri, quelli della tua squadra, no.

Lo stadio, si sa, è un luogo dove camuffarsi nella massa, dove anche il vigliacco trova il coraggio di insultare, complice la folla e il laissez faire delle istituzioni, dalla polizia all’arbitro, che non ha interrotto la partita nonostante il regolamento lo preveda. Lo stadio però non è altro che una delle facce della nostra società, non si può pensare che sia né meglio né peggio del mondo fuori.

Infatti, in quegli stessi giorni nel Mediterraneo la nave Sea Watch con 49 persone a bordo, della stessa pelle di Koulibaly, vagava in cerca di un approdo, respinta da ogni porto, nel silenzio dell’Europa tutta, intenta a festeggiare la nascita di colui che oggi sarebbe stato su quella nave.

Inutile cercare scuse, l’indifferenza è persino peggio del razzismo, richiede meno sforzo, non c’è neppure il bisogno di schierarsi. Si fanno spallucce davanti alle peggio cose e si tira avanti così, lasciando campo libero alle politiche del rancore, della rabbia, della paura.

Una piccola luce di speranza si è accesa nel momento in cui dieci milioni di italiani, in Tv o sui social, hanno ascoltato il discorso, questo sì equilibrato e ricco, del presidente Sergio Mattarella. Un segno positivo, ma non basta essere attenti e sensibili una volta all’anno…

E qualcos’altro sembra muoversi: alcuni sindaci anche di grandi città, si rifiutano di applicare il cosiddetto decreto sicurezza. Un segno di reazione civile a un provvedimento incivile. Un grazie a quei sindaci, da tutti noi.

Sergio Mattarella
«Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. (…) La sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune». (dal discorso di fine anno)