860 milioni di euro le spese per le missioni estere francesi nel 2008
Inizia il rientro dei militari francesi impegnati in Africa: entro un anno dimezzato il contingente in Costa d’Avorio, ed entro marzo ritiro definitivo da Ciad e Centrafrica.

Nel 2009 la Francia ritirerà più di 2000 dei suoi militari coinvolti nelle varie missioni in corso in Africa. Lo ha annunciato il premier Francois Fillon, durante il dibattito parlamentare sul mantenimento delle truppe francesi all’estero.

La decisione segue di pochi giorni la notizia che Parigi ritirerà metà delle sue truppe dalla missione Licorne, in Costa d’Avorio, il cui contingente si ridurrà quindi a 900 militari, ed anche l’appoggio all’Onuci, la missione dei caschi blu.

Prevista una riduzione della presenza francese anche per l’Eufor, la missione europea dispiegata nel febbraio 2008 in Ciad e Repubblica Centrafricana, a guida francese, e dalla quale Parigi cerca di disimpegnarsi ormai da mesi.

Proprio su pressione della Francia, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha recentemente deciso di sostituire l’Eufor con una missione delle Nazioni Unite, la Minurcat 2, chiedendo di contribuire soprattutto agli stati africani. Il passaggio di testimone dovrebbe avvenire entro il 15 marzo, data in cui scadrà il mandato dell’Eufor.

Il governo di Parigi ha inoltre precisato che la Francia da ora in poi parteciperà a missioni militari solo quando strettamente necessario. Sulla decisione pesa sicuramente la crisi economica: gli interventi militari all’estero sono costati alla Francia 860 milioni di euro nel 2008. I militari francesi attualmente sono coinvolti in 5 missioni all’estero: oltre a Costa d’Avorio e Ciad/Repubblica Centrafricana, anche Afghanistan, Libano e Kosovo.

Se in Costa d’Avorio la strada della pacificazione sembra ormai avviata sui binari giusti (nonostante il paese si appresti ad affrontare la vera prova della stabilità: le elezioni generali previste per quest’anno), la situazione in Ciad resta tesa e complicata. Compito dell’Eufor è quello di proteggere gli sfollati del Darfur rifugiati in territorio ciadiano e di controllare i movimenti dei gruppi ribelli. Un compito difficile a cui la missione non si è sempre rivelata all’altezza. La recente notizia della riorganizzazione dei gruppi ribelli ciadiani, che si rifugiano proprio al confine con il Sudan, nel Ciad orientale, fa facilmente prevedere nuove mobilitazioni. Nel febbraio 2008 i guerriglieri si sono spinti fino alla capitale N’Djamena, ed hanno attaccato il palazzo presidenziale di Idriss Deby, che è riuscito a restare al potere solo grazie all’intervento militare della Francia. Con la riorganizzazione dei ribelli in corso, e il programma di rientro dei militari francesi, in caso di nuovi attacchi il regime di Deby dovrà vedersela da solo.