Elezioni in Sudan
Il presidente Al Bashir sarà ancora il candidato del suo partito alle elezioni che si terranno il prossimo anno in aprile. Il processo elettorale è già iniziato anche se sono in molti coloro che vorrebbero un rinvio del voto. Primi fra tutti i partiti d'opposizione e ovviamente le forze ribelli.

L’anno prossimo, in aprile, i sudanesi andranno alle urne per eleggere il presidente e il parlamento nazionale, oltre che i governatori dei 18 stati che compongono il paese e i relativi parlamenti statali. Le elezioni si terranno a cinque anni esatti di distanza da quelle, boicottate all’ultimo momento dal maggiore partito di opposizione, l’Splm, che garantirono un altro quinquennio di governo al presidente Omar Al Bashir e al suo partito, il National Congress Party (Ncp) salito al potere con un colpo di stato nel 1989.

Il processo elettorale è cominciato con la nomina, scontata, di Omar al Bashir a candidato presidente per l’Ncp. Il suo nome è stato votato dal 73% dei componenti la Shura del partito, in una rosa di cinque proposti dalla leadership del partito stesso (di cui facevano parte anche il primo Vice-Presidente Lt. Col. Bakri Hassan Saleh, l’ex consigliere presidenziale Nafie Ali Nafie, l’ex primo Vice-Presidente Ali Osman Mohamed Taha, e l’attuale assistente del presidente, Ibrahim Ghandour). La nomina è stata appoggiata dal 94,21% dei partecipanti alla convenzione del partito, chiusasi sabato scorso.

I partiti di opposizione, anche quelli che siedono al tavolo del dialogo nazionale voluto dal presidente, hanno invano chiesto che le elezioni venissero spostate e che il paese si concentrasse sul trovare una soluzione per i conflitti aperti in Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile, ma il governo ha proseguito nella preparazione del voto. L’opposizione ha risposto sottoscrivendo la Carta di Teiba, dal nome del villaggio nello stato di El Gezira dove si è tenuto un incontro di tutte le forze contrarie al regime, compresi i gruppi ribelli. L’incontro si è svolto sotto il patrocinio e su invito di Sheikh Abdallah Azrag Teiba, leader della Qadiriya Sufi, una delle confraternite islamiche operanti nel paese. La carta vuol essere un altro passo in avanti nell’unificazione dell’opposizione politica e armata, con l’obbiettivo di rovesciare il regime, una «road map verso un Sudan stabile e pacificato» hanno dichiarato i partecipanti.

Il Sudan Revolutionary Front, il coordinamento delle forze ribelli, ha anche dichiarato che considera la nomina di Al Bashir come la “tragica fine” del dialogo nazionale, in quanto dimostra l’incapacità dell’Ncp di esprimere una leadership alternativa, oltre  che la chiara indicazione che gli interessi dell’attuale leadership sono anteposti a quelli del paese.

Diversi esperti dell’area, d’altra parte, ritengono che anche il processo di dialogo nazionale non sia altro che un modo per guadagnare tempo e dividere le forze di opposizione al loro stesso interno, in modo da permettere lo svolgimento, formalmente regolare, delle elezioni e garantire legittimità al governo dell’Ncp per un altro quinquennio.

La Commissione elettorale nazionale (Nec) ha intanto definito i collegi elettorali, inserendo anche Abyei, rimosso più tardi per le proteste del Sud Sudan in quanto territorio contestato, e Halaib, zona contesa ai confini con l’Egitto, attualmente controllata dagli egiziani.

È difficile anche prevedere come si svolgeranno le operazioni elettorali nelle zone di conflitto e in particolare nei territori controllati dai movimenti di opposizione armata. La commissione elettorale ha però già invitato osservatori internazionali a monitorare la regolarità del voto, come del resto era già successo nel 2010. D’altra parte, allora, nonostante il boicottaggio di parte dell’opposizione e numerose e documentate irregolarità (era perfino stato fatto circolare un video, ripreso con un cellulare, in cui i componenti di un seggio dello stato del Red Sea votavano le schede rimaste e le mettevano nell’urna) gli osservatori internazionali avevano garantito che le elezioni erano state sostanzialmente regolari, e ne avevano approvato i risultati.

Nella foto sopra dei cartelloni elettorali fuori da un seggio nelle elzioni del 2010. (Fonte: AP Photo/Nasser Nasser)