Il presidente Nana Akufo-Addo durante la cerimonia del suo secondo insediamento (Credit: Presidenza della Repubblica del Ghana)

Dal 7 gennaio in Ghana si è aperta l’ottava legislatura della Quarta Repubblica. Una nuova fase i cui esiti sono difficili da prevedere. Nana Akufo-Addo ha giurato come nuovo presidente e toccherà a lui (il capo di stato in Ghana riveste anche il ruolo di primo ministro) formare il nuovo governo.

A dimostrazione dello stato di tensione seguito al risultato elettorale, il fatto che non si sia scelta – come tradizionalmente avviene – Flagstaff Square per il giuramento, ma si sia optato per il chiuso e più sicuro parlamento. E per evitare scontri e proteste – annunciati nelle settimane precedenti – sono stati schierati in città 6mila militari e molte strade sono state chiuse al traffico.

Rischio di stallo parlamentare

La questione sostanziale ora, però, è un’altra. Come lavorerà un parlamento nettamente diviso in due? L’aula è così composta: 137 deputati del New patriotic party (Npp, il partito del presidente), 137 deputati del National democratic congress (Ndc) e un indipendente. Una situazione mai vista prima e che, di fatto, rappresenta la divisione all’interno del paese emersa dalle consultazioni elettorali del 7 dicembre scorso.

C’è già chi prevede il collasso dei lavori parlamentari, liti furiose all’interno dell’aula o, peggio, manovre di “scambio” e “compra-vendita” per consentire il passaggio di strumenti legislativi. E, a dare ragione a tali previsioni, il primo giorno dei lavori – che ha previsto anche il giuramento collettivo in aula – ha registrato i primi dissapori.

Ci sono voluti quattro tentativi per arrivare ad eleggere il presidente del parlamento. Alcuni parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno cercato di boicottare il voto segreto, colpendo o portandosi via la scatola che raccoglieva i voti, lamentando scorrettezze da parte di membri del partito avversario. Sono dovuti intervenire i militari per placare gli animi. Scene di caos, spintoni, da una parte e dall’altra, con i militari, appunto, a fare da barriera.

Un’immagine, il primo giorno di seduta parlamentare, che non è stata un bell’esempio da parte di un’istituzione così importante. Eventi mai verificatisi in passato all’apertura di una legislatura e che danno la misura della forte tensione esistente tra i rappresentanti dei partiti che riescono a dimenticare il ruolo che rivestono.

Alla fine è stato eletto speaker of parliament un parlamentare dell’Ndc, Alban Sumana Bagbin, vecchia figura all’interno del consesso politico e parlamentare ghaneano. Una scelta che dovrebbe ristorare gli animi, dopo settimane di intense accuse da parte di John Mahama che fin dal primo momento ha parlato di brogli elettorali e di una vittoria rubata.

Le sue rivendicazioni sono state affidate alla Corte Suprema che comunque nella simile, ma alternata, situazione del 2012, non accettò l’uguale ricorso dell’allora oppositore Akufo-Addo, che in quell’occasione era stato battuto dal rivale ormai storico, Mahama appunto. Ora, in ogni caso, Akufo-Addo ha di nuovo in mano le sorti del paese.

Successi offuscati dal peso della crisi

Nel discorso di investitura ha promesso (e auspicato) cooperazione e ha ricordato che il sistema del paese si basa – senza nessun dubbio – sulla separazione dei poteri e i principi della democrazia. In ogni caso, è un momento difficile quello che la nazione sta vivendo. La pandemia ha determinato una contrazione in molti settori, dalle esportazioni del petrolio e del cacao a una riduzione drastica della presenza turistica.

Una situazione a cui non si assisteva da decenni. Akufo-Addo ha promesso un programma pari a 17 miliardi di dollari per dare respiro all’economia ma intanto non solo il suo elettorato, ma tutto il paese, sta aspettando la realizzazione delle promesse fatte nella precedente campagna elettorale. Quella che lo portò al potere nel 2016.

Si trattava di un programma con 631 progetti e iniziative, ma di questi solo una minima parte è stata realizzata. Non di certo l’incremento del 10% annuo del Pil, non la realizzazione di un ospedale per ognuno del 216 distretti che compongono il paese, non la realizzazione di un’industria per ogni distretto.

Uno dei maggiori successi del precedente governo di Akufo-Addo è stato quello di garantire la scuola gratuita per gli studenti delle superiori. Ma l’Ndc ha sempre fatto notare l’incongruenza di una misura che ha sottratto massicci fondi pubblici dalle casse dello stato. Inoltre, la maggiore presenza degli studenti, ha determinato un affollamento tale nelle classi che si è dovuto ricorrere ad un sistema di tre mesi di scuola e tre di vacanza, in modo da alternare le classi, vista l’insufficienza delle strutture scolastiche.

E poi c’è la grande questione del lavoro, rimasta praticamente al palo. Secondo recenti dati della Banca mondiale la disoccupazione giovanile nel paese è pari al 12%, mentre la sottoccupazione è pari al 50%. Tassi altissimi rispetto alla media dei paesi dell’Africa sub-sahariana.

Corruzione e clientelismo

Altro forte elemento di giudizio nei confronti del precedente governo Akufo-Addo è il sistema clientelare e familistico con cui sono state affrontate nomine di importanti settori dello stato e dei ministeri. “Sono persone con una notevole educazione e capaci, ecco perché sono stati nominati” si è sempre giustificato il presidente.

Per non contare gli scandali che hanno interessato il precedente governo – come quelli che hanno coinvolto il ministro delle finanze, Kennet Ofori-Atta (cugino del presidente) e la ministra degli esteri, Shirley Ayorkor Botchwey. Probabilmente è anche questo il motivo per il quale circa 80 deputati dell’Npp non sono stati rieletti in questa tornata elettorale. E poi le accuse di corruzione.

L’Economic Intelligence Unit nel suo report dell’aprile scorso ha parlato di corruzione e clientelismo come aspetti “endemici” nel paese e in maggio l’Unione europea ha aggiunto il Ghana tra i 22 paesi che non hanno implementato i regolamenti sul riciclaggio di denaro sporco. Ora il 76enne Nana Akufo-Addo, ha altri quattro anni davanti. “Four more to do more”, quattro anni in più per fare di più è stato il motto della sua campagna elettorale.

In cosa consisterà questo “di più” e nei confronti di chi, si chiedono ora i ghaneani. Visto che sembra allargarsi il divario tra il mondo politico, la classe medio alta e quella popolazione delle fasce sociali che ancora rimangono indietro rispetto alla garanzia e tutela di servizi essenziali, come acqua, lavoro, salute e sicurezza.