Ed Congo / Ebola

Un centro per il trattamento Ebola gestito da Medici senza frontiere (Msf) nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo, è stato incendiato domenica scorsa, costringendo il personale a evacuare i pazienti.

A denunciarlo è la stessa organizzazione, precisando che non ci sono stati feriti, ma che ora che l’edificio è bruciato “non è più possibile prendersi cura dei pazienti”.

L’unica vittima è un’infermiera che è morta cadendo in un torrente mentre cercava di fuggire all’assalto, ha detto il ministero della Salute congolese. Una seconda persona, che stava con un membro della famiglia ricoverato, è stata ferita e portata a Butembo.

Non ci sono notizie sul movente o sull’identità di chi ha appiccato il fuoco al centro nel distretto di Katwa, al margine del parco nazionale di Virunga, vicino al confine con l’Uganda, cuore della peggiore epidemia di febbre emorragica del paese, dove si è registrata la maggior parte dei contagi dall’inizio dell’anno.

Con 242 casi, tra cui 184 morti, Katwa ha superato la città di Beni, che è stata l’epicentro dell’epidemia di ebola.

La lotta per contenere il virus nelle province del Nord Kivu e dell’Ituri è complicata dalla lunga storia di conflitti nella regione e dalla diffidenza. L’Organizzazione mondiale della sanità denuncia che in alcune zone gli operatori umanitari si trovano a fronteggiare la crescente sfiducia della popolazione, alimentata da false dicerie sui trattamenti e sulla preferenza per la medicina tradizionale.

A questo si sovrappone l’attività delle milizie che attaccano civili e operatori sanitari. Tre volontari della Croce Rossa congolese sono stati assaliti mentre aiutavano a seppellire una vittima di ebola in ottobre. Due mesi dopo, manifestanti politici hanno saccheggiato un vicino centro di isolamento.

L’epidemia ha ucciso 546 persone dal 1 agosto, quando è stata identificata, secondo il ministero della salute congolese, che ieri ha condannato l’attacco al centro di Katwa. (Reuters)