Rd Congo / Ebola

Due operatori sanitari impegnati nella lotta contro il virus Ebola nell’est della Repubblica democratica del Congo sono stati uccisi da uomini armati lo scorso fine settimana. Si tratta dell’ultima di una serie aggressioni che dallo scorso agosto ostacolano gli sforzi per fermare la diffusione del virus. Dozzine di soccorritori sono stati feriti o uccisi in attacchi armati quest’anno.

Le due persone uccise, operatori di una comunità vicino a Mukulia, nella provincia del Nord Kivu, avevano ricevuto minacce da dicembre e uno di loro era già stato attaccato in precedenza, ha detto il ministero della Salute congolese.

La diffidenza della popolazione locale nei confronti dei funzionari della sanità e la violenza delle milizie nel Congo orientale hanno causato l’aumento del numero di nuovi casi. Circa 2.500 persone sono state infettate e più di 1.600 sono state uccise nel secondo più grande focolaio mai registrato.

Una diffusione che preoccupa l’Organizzazione mondiale della sanità che ieri a Ginevra ha lanciato un allarme, sostenendo che l’epidemia di Ebola nella Rd Congo potrebbe durare molto a lungo e costare ancora molto denaro e vite umane, a meno che gli Stati membri delle Nazioni Unite non iniettino centinaia di milioni di dollari e contribuiscano a porre fine alla violenza nella zona.

Intanto dalle regioni orientali (Kivu e Ituri) la popolazione fugge in massa dai combattimenti. Il flusso di rifugiati in Uganda è raddoppiato nelle ultime settimane, arrivando a circa 300 al giorno e mettendo a dura prova anche i finanziamenti umanitari. Molti rifugiati sfidano il freddo e le acque del lago Alberto per raggiungere il confine ugandese.

Kampala collabora con l’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) per registrare e trasportare i nuovi arrivati ??nei campi che ospitano oltre un milione di rifugiati, 350mila dei quali provenienti dalla Rd Congo.

La lotta per la terra, le ricchezze minerarie e la politica divisiva imperversano nell’est del Congo per oltre due decenni. (Reuters / Voice of America)