Sahara Occidentale
Sembra ripartito, dopo sei anni di stallo, il processo di dialogo tra Marocco e popolo sahrawi per arrivare a porre fine a 45 anni di occupazione. E' un nuovo inizio salutato con soddisfazione. Ma la questione di fondo deve ancora essere posta sul tavolo dei negoziati.

Si sono conclusi ieri a Ginevra i due giorni di tavola rotonda sul Sahara Occidentale tra Marocco e Fronte Polisario, alla presenza dei paesi vicini, Algeria e Mauritania. L’incontro, convocato dall’inviato personale del Segretario generale dell’ONU, Horst Köhler, ex presidente tedesco, ha visto la ripresa dei colloqui tra Marocco e Polisario, a sei anni di distanza dall’ultima volta. Alla fine delle due giornate, Köhler ha annunciato la prosecuzione dei colloqui entro i primi tre mesi del 2019.

Un processo di dialogo è dunque stato messo in moto. Entrambe le parti possono dirsi soddisfatte. Il Polisario ha ottenuto che Rabat venga ad un confronto senza precondizioni (l’abbandono da parte dei sahrawi dell’autodeterminazione). Da parte sua, il Marocco ha visto la partecipazione dell’Algeria che considera da sempre la vera controparte nel conflitto che lo oppone al Polisario.

È evidente che la questione di fondo non è ancora stata posta sul tavolo e ciò ha permesso di riavviare i negoziati diretti tra le due parti. Ed è questo il successo più importante dell’iniziativa, poiché non era pensabile che un conflitto vecchio ormai di 45 anni, potesse trovare in due giorni quella “soluzione reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale” che il Consiglio di Sicurezza va auspicando da anni.

Köhler ha dichiarato che “una soluzione pacifica di questo conflitto è possibile” e ha ricordato come tutte le delegazioni abbiano “riconosciuto che la cooperazione e l’integrazione regionale, anziché lo scontro, sono il miglior modo per affrontare le principali sfide cui è confrontata la regione”. I colloqui diretti erano stati una volta di più sollecitati dall’ultima risoluzione del Consiglio di sicurezza che, alla fine di ottobre, aveva rinnovato il mandato dei caschi blu nella regione (MINURSO) per soli 6 mesi, al fine di sollecitare le parti a riprendere il dialogo.

È davvero difficile immaginare quali concrete prospettive si aprono con il prossimo anno, perché nel frattempo il Marocco continua la politica di repressione della popolazione sahrawi che vive nei Territori occupati del Sahara Occidentale e lo sfruttamento delle sue risorse naturali. A questo proposito l’Unione Europea sembra decisa ad andare oltre le sentenze della stessa Corte di Giustizia che ha più volte stabilito che il territorio del Sahara Occidentale non può essere compreso negli accordi economici e commerciali con il Marocco. Il Consiglio dei ministri dell’UE ha così dato, il 28 novembre, il via libera al nuovo Accordo di pesca col Marocco, che verrà sottoposto al parlamento europeo per la decisione finale, presumibilmente a gennaio o febbraio del prossimo anno.

Il Polisario da parte sua continua con successo la sua battaglia politica nella denuncia di tali accordi. Alla vigilia dei colloqui di Ginevra, il 30 novembre, il tribunale dell’UE, a proposito dell’accordo sull’aviazione civile tra Marocco e UE concluso nel gennaio di quest’anno, si è una volta di più pronunciato sulla non applicazione di un simile accordo al Sahara Occidentale, in questo specifico caso al suo spazio aereo. Le compagnie Transavia, Binter o Royal Air Maroc non hanno dunque più alcuna base giuridica per i voli tra gli aeroporti di Laayoune o Dakhla e l’Europa.

Nella foto: il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita, con la sua delegazione in una conferenza stampa, a conclusione dei colloqui.