Una volta di più il Tribunale dell’Unione europea ha annullato le clausole di due accordi, uno sulla pesca e l’altro sui prodotti agricoli, per la parte che riguarda le acque e il territorio del Sahara Occidentale. Si tratta di una vittoria per il Fronte Polisario che nell’aprile del 2019 aveva fatto ricorso contro una decisione del Consiglio dell’Ue che modificava alcune disposizioni del più generale Accordo di associazione tra Ue e Marocco per includervi il Sahara Occidentale.

Il verdetto non ha certo colto di sorpresa il Polisario che, tramite il suo avvocato, manifestava da tempo una certa sicurezza nell’esito favorevole della sentenza che ricalca analoghe prese di posizione del Tribunale e della Corte dell’Ue. Il Polisario si conferma così nella giustezza della sua linea politica che da quasi dieci anni attacca con successo in giudizio gli accordi commerciali che l’Unione europea conclude col Marocco, inserendovi il Sahara Occidentale.

Sorprende tuttavia la perseveranza dell’Europa nel non voler rispettare i verdetti del Tribunale e della Corte. Tale costanza è comprensibile solo alla luce del duplice interesse dell’Europa: da una parte partecipare allo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale e in particolare della pesca poiché le sue coste sono particolarmente ricche e forniscono la quasi totalità del pescato che rientra nell’accordo; dall’altra mantenere buoni rapporti col Marocco che fa ormai del Sahara Occidentale la sua esclusiva bussola in materia di politica estera.

Reazioni

Marocco e Ue hanno reagito con una dichiarazione comune dell’Alto rappresentante per la politica estera nonché vice-presidente dell’Ue Josep Borrell e il ministro degli esteri marocchino Nasser Bourita. I due affermano che «adotteremo le misure necessarie per assicurare il quadro giuridico che garantisca il proseguimento e la stabilità delle relazioni commerciali tra l’Unione europea e il Regno del Marocco. Rimaniamo pienamente mobilitati per continuare la cooperazione tra l’Unione europea e il Regno del Marocco, in un clima di serenità e impegno, al fine di consolidare il partenariato euro-marocchino».

Da parte di Borrell si può leggere in trasparenza la preoccupazione di non interrompere i negoziati in corso con Rabat su diversi fronti, non ultimo quello dell’immigrazione, a causa della questione sahrawi, come la crisi di Ceuta ha recentemente evidenziato. Nel 2015, dopo il verdetto sfavorevole al Marocco nella prima azione legale del Polisario davanti al Tribunale dell’Ue, la diplomazia marocchina aveva momentaneamente sospeso i contatti con la delegazione dell’Ue a Rabat.

Quanto al Marocco, il paese deve far fronte all’irrigidimento di Parigi che ha deciso di dimezzare il numero dei visti per i cittadini marocchini davanti al rifiuto di Rabat di rimpatriare i suoi concittadini in situazione irregolare in Francia. La misura, che coinvolge anche Algeria e Tunisia, desta grande preoccupazione in un momento difficile per l’economia e per il ruolo da sempre giocato dall’emigrazione in Francia, e in Europa, come valvola di sfogo delle tensioni sociali provocate dalla disoccupazione e dalla crisi economica innescata dal Covid-19.

Possibili ricorsi

È fin troppo facile immaginare che Europa e Marocco non si fermeranno qui. Va precisato innanzitutto che gli effetti della sentenza sono provvisoriamente sospesi per un breve periodo perché possono avere conseguenze gravi nei rapporti esteri dell’Ue o perché suscettibile di mettere il causa la sicurezza giuridica degli accordi internazionali dell’Ue. Nel caso che l’Europa voglia ricorrere alla Corte dell’Ue, il verdetto rimarrà sospeso fino alla sentenza finale, e intanto potrà cercare nuove strade come già tentato in passato.

La sentenza infatti non esclude la possibilità di accordi dell’Europa col Marocco che comprendano il Sahara Occidentale: ciò che il Tribunale contesta è che il popolo sahrawi non sia stato consultato. È prevedibile che Bruxelles, d’intesa con Rabat, escogiti, come in passato, una messa in scena con nuove forme surrettizie di “consultazioni”, e che il Polisario ricorra di conseguenza contro nuovi accordi.

Il Tribunale infatti ha ribadito una volta di più che il Polisario, come rappresentante del popolo sahrawi, ha comunque la capacità di citare in giudizio l’Europa, anche perché quegli accordi lo riguardano. Intanto, tra sospensione della sentenza e aperte violazioni della sua giustizia, l’Europa continua ininterrottamente a sfruttare le risorse naturali di un territorio che attende ancora la propria autodeterminazione.

Il Marocco gioca la carta del “greenwashing”, una strategia che esalta, soprattutto nei territori occupati, le energie rinnovabili, a cominciare dal sole. Peccato che quella luce non entri mai nelle galere dove marciscono i prigionieri politici sahrawi, naturalmente «in un clima di serenità e impegno, al fine di consolidare il partenariato euro-marocchino».

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati