Senegal: Sonko messo sotto custodia cautelare - Nigrizia
Senegal
Il Senegal sotto tensione dopo l’ennesimo colpo di scena giudiziario per Ousmane Sonko
Senegal: Sonko messo sotto custodia cautelare
La misura è arrivata non per la dibattuta condanna per corruzione di gioventù, ma per nuovi capi d’accusa. Sonko inizia lo sciopero della fame. Si teme la reazione della piazza. Il governo ha sospeso internet per i telefonini a causa della «diffusione di messaggi d’odio»
31 Luglio 2023
Articolo di Roberto Valussi
Tempo di lettura 4 minuti
Il leader di Pastef, Ousmane Sonko

Ousmane Sonko, il leader del principale partito d’opposizione senegalese Pastef, è stato messo sotto custodia cautelare questo pomeriggio. 

Non si tratta dell’esecuzione della condanna a 2 anni per corruzione della gioventù emessa il 1 giugno. Bensì di nuove imputazione di reato scaturite, nelle parole del procuratore di Dakar, dall’aver «rubato il telefono portatile di una poliziotta» e per aver «fatto appello alla popolazione, attraverso un messaggio sovversivo divulgato attraverso i social media, a tenersi pronti». 

Diversa la versione di Sonko. A suo dire, un gruppo di membri della gendarmerie (una forza dell’ordine paragonabile ai nostri carabinieri) è entrato nel suo domicilio. Una di loro ha iniziato a filmarlo e a prendere delle foto. La sua reazione sarebbe consistita nell’averle «preso il telefonino e chiesto di cancellare quanto registrato». 

È scattato l’arresto. L’indomani, sabato, sono arrivati i (pesanti) capi d’accusa. Tra questi: appello all’insurrezione, attentato alla sicurezza dello Stato e associazione criminale in legame ad azioni terroristiche. 

Domenica 30 luglio, Sonko aveva dichiarato in un messaggio su Facebook, che «contro tanto odio, menzogne, oppressione e persecuzione, ho deciso di resistere. A partire da oggi, osservo uno sciopero della fame. E chiamo tutti i detenuti politici a fare altrettanto.»

Oggi è comparso davanti al giudice, in presenza dei suoi avvocati. Infine, è arrivata la custodia cautelare. 

Tra stallo e tensione

Il governo stamattina ha annunciato di aver sospeso l’uso di internet sugli smartphone, a causa della «diffusione di messaggi sovversivi e d’incitamento all’odio sui social media». Per ora a Dakar regna una calma sospetta. Ma è forte il timore di nuovi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Nei tre giorni successivi la condanna di Sonko a 2 anni, a inizio giugno, il Senegal aveva contato almeno 16 morti. Mentre erano state 14 le vittime nel marzo 2021. Anche in quel caso la protesta esplose per lo stesso caso giudiziario poi sfociato in condanna. 

I manifestanti, con Sonko in testa, denunciano da sempre una strumentalizzazione della giustizia per eliminare il leader di Pastef dalla corsa alle prossime presidenziali del febbraio del 2024. Per il governo, Sonko gioca a mobilitare la piazza per sottrarsi alla legge. 

I rapidi eventi degli ultimi giorni hanno colto di sorpresa i più. Da ormai quasi due mesi, si vive in un clima segnato da “l’arresto di Sonko può arrivare in qualsiasi momento”, per l’esecuzione della condanna per la corruzione della gioventù. E che in qualsiasi momento avrebbe potuto portare ad un’esplosione della piazza. 

Nel frattempo, il clima politico si era leggermente stemperato il 3 luglio, grazie all’annuncio di Macky Sall, il presidente del Senegal, di non voler candidarsi per un terzo mandato alla guida del paese. Era una delle questioni dominanti la vita politica nazionale da più di un anno. 

A fine giugno, al termine di una sessione di ‘’dialogo nazionale’’ voluta da Sall – e boicottata da una parte dell’opposizione, tra cui Pastef –  due candidati di peso dell’opposizione erano stati reinseriti nella corsa alle presidenziali: Karim Wade, leader del Partito Socialista e figlio dell’ex-presidente della repubblica Abdoulaye Wade; e Khalifa Sall, ex-sindaco di Dakar e capo di una delle coalizioni d’opposizione, Taxawu Senegal.

Rimaneva e rimane il caso Ousmane Sonko. Per lui, si parlava di una vaga possibilità di far ricorso alla Corte Suprema contro la condanna del 1 giugno. Fino a venerdì scorso, lo stallo caratterizzava il suo futuro prossimo, mentre il presente continuava ad avere le sembianze di una domiciliazione coatta nella sua casa di Dakar, imposta dalle forze dell’ordine, «al di fuori di ogni quadro legale», come sottolineato dai suoi avvocati. 

L’arresto, l’imputazione e la messa in custodia cautelare arrivano ora come un’accelerazione improvvisa in una vicenda che tiene in scacco il paese da più di due anni. 

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