Egitto / Tunisia

Sei cittadini egiziani e un tunisino sospettati d’appartenere a un gruppo terroristico con base in nordafrica, arrestati in Malesia, sono stati estradati nei paesi di provenienza la scorsa settimana.

Uno degli egiziani e il tunisino sono sospetti membri di Ansar al-Sharia, elencato come gruppo terrorista dalle Nazioni Unite.

Ad annunciarlo è stato, domenica, il capo della polizia nazionale malese, Mohamad Fuzi Harun. Il funzionario ha detto che i due erano già stati arrestati nel 2016 per aver tentato di entrare illegalmente in un paese africano e, nell’ottobre dello scorso anno, hanno usato passaporti falsi per entrare in Malesia. Secondo la polizia i due stavano progettando di introdursi in un paese terzo per lanciare attacchi terroristici.

Gli altri cinque egiziani, e due malesi, sono stati arrestati lo scorso mese per aver fornito cibo, riparo, biglietti aerei e impiego ai due sospetti terroristi, ha detto Harun. Gli egiziani avrebbero confessato di appartenere al movimento dei Fratelli musulmani, bandito dall’Egitto. Amnesty international Malesia ha protestato contro il loro rimpatrio, ricordando il rischio per loro di sparizione forzata, torture e processi iniqui nel paese.

Le autorità della Malesia si sono dette preoccupate per l’ingresso dei cosiddetti “foreign fighters”, combattenti terroristi stranieri fuggiti da Siria e Iraq. Indagini dei servizi di sicurezza hanno dimostrato che potrebbero utilizzare la Malesia come “rifugio sicuro” e come centro logistico per lanciare attacchi in altri paesi.

Le forze di sicurezza malesi hanno arrestato centinaia di persone negli ultimi anni per sospetti legami con gruppi jihadisti, dopo che uomini armati alleati dello Stato islamico hanno effettuato una serie di attacchi a Jakarta, la capitale della vicina Indonesia, a gennaio 2016. Nel giugno dello stesso anno, una bomba lanciata in un bar alla periferia della capitale Kuala Lumpur, ferì otto persone. Lo Stato islamico rivendicò la responsabilità dell’attacco, il primo effettuato sul suolo malese. (Euronews)