Lo scorso 4 marzo, le organizzazioni promotrici della campagna Ero straniero, l’umanità che fa bene, hanno presentato un dossier dal titolo eloquente: Regolarizzazione 2020 a rischio fallimento.

Grazie a un’ampia ricognizione[1] sullo stato di avanzamento dell’esame delle domande di emersione e regolarizzazione, che sono state presentate da giugno ad agosto 2020 a seguito delle misure previste dal cosiddetto decreto “Rilancio”, Ero straniero ha infatti rilevato ritardi gravissimi e stime dei tempi di finalizzazione delle domande improbabili.

Si pensi che al 31 dicembre 2020, a fronte delle oltre 207mila domande presentate dal datore di lavoro per l’emersione di un rapporto di lavoro irregolare o l’instaurazione di un nuovo rapporto con un cittadino straniero, in tutta Italia erano stati rilasciati solamente 1.480 permessi di soggiorno, lo 0,71% del totale.

Al 16 febbraio 2021, a 6 mesi dalla chiusura della finestra per l’emersione, solo il 5% delle domande è giunto nella fase finale della procedura, mentre il 6% è nella fase precedente della convocazione di datore di lavoro e lavoratore per la firma del contratto in prefettura. In circa 40 prefetture, distribuite su tutto il territorio, non risultano nemmeno avviate le convocazioni e le pratiche sono ancora nella fase iniziale di istruttoria.

Questi dati ci spingono a dire che provvedimenti straordinari come le sanatorie sono importanti, ma non sufficienti. È sempre più urgente e improcrastinabile una riforma organica della legge sull’immigrazione che superi la Bossi-Fini. Non possiamo continuare a negare dei diritti fondamentali a centinaia di migliaia di persone che vivono e lavorano nel nostro paese. Come, pensando in particolare alla realtà milanese, quanti sono impiegati nei lavori di cura dei nostri anziani.

Far uscire dall’invisibilità centinaia di migliaia di persone è a maggior ragione fondamentale in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. Tra i diritti a cui avrebbero accesso c’è, per esempio, quello alla salute. Un anno di pandemia ci ha infatti insegnato quanto questo diritto sia irrinunciabile, per tutti.

Due sono i pilastri per una riforma della politica migratoria che abbiamo proposto con la legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero. Da una parte arginare le continue sacche di irregolarità che l’attuale sistema della richiesta di protezione internazionale produce.

Questo lo possiamo fare attraverso l’introduzione di canali di ingresso per lavoro, che diano la possibilità di accedere per vie legali in Italia. E attraverso una regolarizzazione su base individuale delle persone straniere radicate nel nostro paese. Dall’altra, una nuova legge sulla cittadinanza, che consenta a oltre un milione di italiani di fatto, ma non di diritto, di essere cittadini a pieno titolo.

È una riforma di cui c’è sempre più bisogno, ma che il parlamento fatica a fare propria.


[1] I dati sono stati raccolti dal ministero dell’interno, da prefetture e questure, attraverso una serie di accessi agli atti. Sono state inoltre collezionate informazioni da associazioni di tutela e patronati che, in varie parti d’Italia, hanno seguito cittadini stranieri e datori di lavoro nella presentazione delle domande.