Sud Sudan / Chiesa

In una dichiarazione diffusa ieri, i vescovi cattolici del Sud Sudan si dicono preoccupati per il futuro degli accordi di pace firmati lo scorso 12 settembre. Dicono di averli accolti con grande speranza, ma quello che sta succedendo nel paese dimostra che non vanno alla radice dei problemi che hanno causato il conflitto.

I vescovi affermano che continuano impunemente gravissime violazioni dei diritti umani, quali assassini, stupri, violenze sessuali diffuse, razzie e occupazione di terre e proprietà della popolazione civile. Aggiungono che “non c’è volontà e impegno per la pace tra molti dei nostri leader, abbondano discorsi d’odio e di propaganda e c’è sete di vendetta tra le nostre comunità”.

Sono inoltre in grave ritardo gli adempimenti previsti dagli accordi, tanto che, a circa sei mesi dalla firma, numerosi comitati e commissioni che avrebbero dovuto lavorare per mettere in moto il processo di pace non sono neppure stati nominati.

I vescovi indicano la questione del numero degli stati e dei loro confini come uno tra i maggiori problemi che minano il futuro della pace nel paese. Concludono la dichiarazione con 17 raccomandazioni al governo, sottolineando la necessità di un approccio inclusivo alla ricerca della pace.

Osservano infine che è difficile per l’IGAD, l’organizzazione regionale attorno al cui tavolo si sono raggiunti gli accordi, avere un ruolo veramente imparziale, dal momento che gli stati membri hanno i propri interessi da portare avanti in Sud Sudan.

Ai vescovi ha risposto il ministro dell’Informazione, Michael Makuie Lueth. «Sono dispiaciuto e arrabbiato di sentire questi commenti da un autorevole contesto religioso», ha detto, ricordando quanto negli accordi è scritto, non quanto è stato realizzato in questi primi sei mesi dalla loro applicazione.
Finisce dunque per confermare implicitamente quanto detto dai vescovi. (Voice of America)