AUDIO

Le forze dell’esercito sud sudanese ancora fedeli al presidente Salva Kiir, hanno perso il controllo della città di Bor, nello stato di Unity. Lo conferma il portavoce dell’esercito di Juba, dove nel frattempo la calma sembra essere tornata, dopo giorni di scontri violenti.  Secondo le Nazioni Unite, sono almeno 500 i morti e 800 i feriti nei combattimenti che hanno avuto luogo nella capitale.

L’aeroporto è stato riaperto, mentre le compagnie hanno ripreso i loro voli verso Juba. Domenica 15 dicembre, uno scontro interno alla guardia presidenziale ha rapidamente fatto scivolare il Sud Sudan sull’orlo di una guerra civile tra le due principali etnie alla guida del paese: Dinka e Nuer. L’ex vice presidente Riek Machar, accusato di essere responsabile dello scontro, è in fuga. Sono 18 le persone arrestate in quello che è stato definito un tentativo di golpe. Tra queste, 8 sono ex ministri deposti da Kiir, insieme a Machar, lo scorso luglio.

La rivalità tra Kiir e Machar risale ai decenni della guerra civile in Sudan, conclusa nel 2005. Nel 1991 Machar aveva tentato invano di rovesciare la guida del Sudan People Liberation Movement. La frattura avvicinò Machar a Khartoum e lo stesso anno, a Bor, la fazione di Machar, di etnia Nuer, massacrò 2000 civili Dinka, comunità di Salva Kiir. Il movimento si ricompose però nel 2000, senza tuttavia sanare la frattura. La guida effettiva del neonato stato del Sud Sudan è rimasta saldamente nelle mani della comunità Dinka, ragione per cui le tensioni tra i due principali esponenti politici del paese, Kiir e Machar, si sono acuite dall’indipendenza del 2011.

In audio, dal Sud Sudan, la testimonianza di padre Daniele Moschetti, superiore dei comboniani del Sud Sudan.