Armi, Conflitti e Terrorismo Politica e Società Sud Sudan
Così i militari rispondono alle mobilitazioni
Sudan, 116° manifestante ucciso
27 Luglio 2022
Articolo di Redazione
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(Afp)
Una delle mobilitazione che si sono tenute in questi mesi a Omdurman

La giunta militare al potere in Sudan dal 25 ottobre 2021 sta lasciando dietro di sé una scia di sangue che continua ad allungarsi. Ieri a Omdurman, nei pressi della capitale Khartoum, una manifestazione indetta dalle Forze della libertà e del cambiamento contro i golpisti e per la ricomposizione delle violenze interetniche ha visto l’ennesima vittima, colpita da un proiettile al volto. La notizia è stata data dal Comitato centrale dei medici sudanesi.

Si tratta del 116° manifestante ucciso da quando i militari, guidati da Abdel Fattah al-Burhan hanno interrotto la transizione democratica innescata nel 2019 in seguito alla rivoluzione popolare che ha portato alla caduta della dittatura di Omar El-Bashir.

Nello stato del Nilo Bianco, nel sud, è in corso da qualche tempo un conflitto tra gruppi etnici per la terra. Si contano ormai un centinaio di morti e la violenza si sta estendendo anche in altre regioni. Per questo le Forze della libertà e del cambiamento hanno chiamato i sudanesi alla mobilitazione. In piazza si sono sentiti slogan contro il tribalismo e il regionalismo, e l’ennesima richiesta ai militari di ritornare nelle loro caserme.

Secondo le Nazioni Unite, un sudanese su tre (circa 15 milioni di persone) ha bisogno di aiuto umanitario in quanto il prezzo del pane è aumentato di 10 volte negli ultimi 9 mesi, l’inflazione è intorno al 200% su base mensile e la sterlina sudanese è in caduta libera.

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