Proseguono in Sudan le dimostrazioni contro l’aumento dei beni di prima necessità.

Nel tentativo di controllare la situazione, i servizi di sicurezza hanno arrestato numerosi leader dell’opposizione. L’ultima è stata Sara Nugadallah, segretaria generale dell’Umma Party, il maggior partito di opposizione, che è stata prelevata dalla sua abitazione ieri pomeriggio, dopo aver guidato una marcia pacifica di protesta ad Omdurman seguita da un presidio, repressi con la violenza dalle forze dell’ordine.  Il governo aveva cercato di impedire la manifestazione facendo allagare con liquami il cortile della scuola dove doveva svolgersi la manifestazione.

Nei giorni precedenti erano stati arrestati diversi membri dell’Umma Party e tre dei figli di Sadiq al Mahdi, presidente del partito, oltre ai leader di altri partiti di opposizione. Tra gli altri, il segretario politico e altri leader del Partito comunista sudanese, come Siddiq Youssef and Siddiqui Kabalo. Preso particolarmente di mira anche il Partito del congresso sudanese che ha un forte seguito nelle università; tra gli arrestati l’ex presidente, Ibrahim al-Sheikh, già imprigionato per lunghi mesi nel passato, e quello attuale, Omer al-Digair.

Dura la repressione anche contro la libertà di stampa. Durante le manifestazione dei giorni scorsi diversi giornalisti sono stati arrestati affinché non potessero seguirle adeguatamente. Tra gli altri i corrispondenti della Reuters e dell’Afp che sono stati rilasciati dopo poche ore. Sono ancora trattenuti, invece, i corrispondenti di giornali locali, cui è stato intimato di non pubblicare nessuna informazione sulle manifestazioni in corso.

Ieri i partiti di opposizione e la società civile hanno reso pubblica una dichiarazioni in 11 punti, intitolata Per la salvezza del paese (Salvation of the Homeland), letta dall’avvocato  Mohamed El Hafiz in una conferenza stampa presso la sede centrale dell’Umma Party.

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