Sudan: sospese le trasmissioni di tre canali televisivi arabi - Nigrizia
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Le emittenti saudite Al Arabiya e Al Hadath, e il canale emiratino Sky News Arabia accusati di mancato rinnovo delle licenze e di “pubblicazioni dannose”
Sudan: sospese le trasmissioni di tre canali televisivi arabi
03 Aprile 2024
Articolo di Redazione
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Gli studi del canale informativo di Al-Arabiya a Dubai

Le autorità in Sudan hanno comunicato ieri d’aver sospeso le attività di tre emittenti statali arabe, tra le poche rimaste a seguire sul terreno l’andamento del conflitto interno al paese.

Il blocco riguarda le televisioni satellitari saudite Al Arabiya e Al Hadath, e il canale Sky News Arabia di proprietà degli Emirati Arabi Uniti. L’agenzia di stampa statale sudanese SUNA riferisce che le prime due sono state sospese per “mancato rinnovo delle licenze”, mentre il canale emiratino è stato accusato dal ministero della Cultura e dell’Informazione di “mancanza della professionalità e trasparenza richieste”.

Per Sky News Arabia, in particolare, il ministro Graham Abdel Gader ha precisato che la sospensione derivava da “pubblicazioni dannose”.

Pochi giorni prima, il ministero degli Esteri ha criticato Sky News Arabia per aver trasmesso un video sul gruppo jihadista al-Shabaab, risalente al 2016, spacciando i terroristi somali per militanti che combattevano a fianco delle forze armate sudanesi. L’emittente ha replicato difendendo l’accuratezza del suo servizio giornalistico, riconoscendo però d’aver utilizzato immagini di archivio.

Il video incriminato è stato trasmesso il 26 marzo, lo stesso giorno in cui le autorità militari al potere in Sudan denunciavano al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle Forze di supporto rapido (RSF), i paramilitari che da quasi un anno combattono contro l’esercito.

Anche il responsabile dell’ufficio di Al Arabiya in Sudan ha respinto le accuse mosse nei confronti dell’emittente, confermando che le licenze di trasmissione per Al Arabiya e Al Hadath in Sudan sono state rinnovate periodicamente.

Sul caso è intervenuto il Sindacato dei giornalisti sudanesi (SJS) con una nota di condanna della decisione, definita una “chiara violazione della libertà di espressione e di stampa”. Per il sindacato la chiusura dei canali televisivi esprime la chiara volontà di “mettere a tacere la voce dei media professionali”, aggravando la diffusione della disinformazione e dell’incitamento all’odio.

Il riferimento è alle condizioni estreme in cui i giornalisti sono costretti a lavorare, presi di mira da entrambe le parti in conflitto. Restrizioni che hanno alimentato un’ondata di voci e false notizie sui social media, trasformati in un campo di battaglia per la propaganda di guerra.

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