Tanzania

Continua il braccio di ferro tra la compagnia mineraria canadese Acacia Mining Plc e il governo della Tanzania.

Dopo aver messo sotto accusa le sue attività per motivi diversi, ora il governo del presidente John Magufuli ha ordinato di bloccare, entro il 30 marzo, la fuoriuscita di acqua inquinata da un bacino in cui viene diretta dopo essere stata usata per estrarre oro dalla North Mara, probabilmente la più importante miniera d’oro della compagnia nel paese.

La perdita è stata rilevata dal nuovo ministro per le Risorse minerarie, Doto Biteko, nominato in gennaio con il mandato di controllare in modo rigoroso il settore. L’acqua usata per estrarre l’oro, contiene sostanze chimiche e minerali pesanti, risulta quindi pericolosamente inquinata e, se non stoccata in modo sicuro, può contaminare le falde acquifere, rendendo l’acqua di vasti territori pericolosa per il consumo umano, per gli animali e per l’uso in agricoltura. Biteko ha dichiarato che la vita di un solo tanzaniano vale molto di più degli affari della compagnia.

Acacia – controllata del colosso minerario canadese Barrick Gold – ha fatto sapere di aver fermato la perdita, dovuta, secondo la sua versione, a vandali che hanno danneggiato il condotto usato per portare l’acqua nel bacino di stoccaggio. Ha aggiunto di aver messo in funzione nuove pompe e di aver costruito altre barriere di contenimento del liquido inquinante.

Secondo alcuni dei più importanti soci di Acacia, la North Mara è la più importante miniera nel paese sia per la quantità di oro estratto (336.055 once l’anno scorso, il 65% dell’intera produzione della compagnia) sia perché garantisce un continuo flusso di contante.

Secondo un analista del settore, James Bell, l’ordine perentorio e la data ravvicinata potrebbero essere un altro modo del governo tanzaniano di mettere pressione alla multinazionale, già oggetto di pesanti provvedimenti, come la richiesta del pagamento di 190 miliardi di dollari di tasse evase, dichiarando una produzione mineraria molto minore di quella reale, circostanza che la multinazionale nega decisamente. (CNBC)