Terrorismo / Mali / Egitto

Sabato scorso lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità di un attacco che ha causato la morte di almeno 50 soldati in Mali, mentre il movimento jihadista attivo nella provincia egiziana del Sinai ha giurato fedeltà al nuovo leader del gruppo.

Abu Bakr al-Baghdadi è stato ucciso il 26 ottobre in un raid delle forze statunitensi nel nord-ovest della Siria. Da allora lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità di attacchi in diversi paesi. Il 31 ottobre il leader terrorista è stato sostituito Abu Ibrahim al-Hashimi al-Quraishi che ha promesso di vendicare la morte del predecessore.

L’attacco compiuto contro una postazione dell’esercito nel Mali settentrionale, ha ucciso almeno 53 soldati e un civile. Si è trattato di una delle azioni più mortali contro membri dell’esercito, rivendicata sabato dallo Stato islamico tramite la sua agenzia di stampa, Amaq, senza fornire prove.

L’attacco segue una serie ormai quasi quotidiana di incursioni jihadiste nel paese che evidenziano la crescente libertà dei gruppi armati che operano nella regione. Dalla loro roccaforte in Mali, movimenti legati ad al-Qaeda e allo Stato islamico sono stati in grado di espandersi attraverso il Sahel, destabilizzando parti del Niger e del Burkina Faso, fino ad allacciarsi con Boko Haram nella Nigeria settentrionale e nella regione del Lago Ciad.

Nella penisola del Sinai, l’esercito sta contrastando da anni la penetrazione e le attività del movimento jihadista legato all’ISIS in una regione strategica per la sua vicinanza alla Palestina e ad Israele. (Africanews)