Noureddine Bhiri

La situazione tunisina è sempre più esacerbata. Il 31 dicembre scorso è stato arrestato l’ex ministro e uomo forte del partito di ispirazione islamista  Ennahdha , Noureddine Bhiri. Il quale è stato ricoverato due giorni dopo in ospedale e da ieri è in sciopero della fame.

Fino alla serata di lunedì 3 gennaio erano sconosciute le ragioni del fermo dell’uomo più vicino a Rached Ghannouchi, il leader di  Ennahdha, il partito di maggioranza relativa nel parlamento tunisino dall’instaurazione, 10 anni fa, della democrazia.

Ieri è giunta la motivazione dell’arresto: sospetto sostegno al terrorismo. La giustificazione arriva dal ministro dell’interno tunisino Taoufik Charfeddine: «Si temeva un atto terroristico che mettesse a repentaglio la sicurezza del paese. Era necessario reagire», ha spiegato il ministro, precisando di aver trasmesso “rapporti” al ministero della giustizia e alla procura interessata.

Charfeddine ha subito precisato che «queste decisioni sono state prese, certamente e senza dubbio, nell’assoluto rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti, a seguito di indagini, già in corso, che riguardano il rilascio illegale di passaporti, certificati di nazionalità e carte d’identità».

Questioni di passaporti

Secondo il ministro dell’interno, infatti, due passaporti sono stati consegnati illegalmente all’ambasciata tunisina a Vienna, mentre sono stati rilasciati anche certificati di nazionalità in circostanze sospette.

Charfeddine ha confermato, inoltre, che una donna ha ricevuto un certificato di nazionalità tunisina quando è figlia di due genitori non tunisini. Il riferimento è a una donna siriana.

E per insistere sul fatto che «lo stato e le sue istituzioni non tollereranno mai i tentativi di mettere in tensione l’apparato di sicurezza tunisino», ha avvertito che alcuni partiti (conosciuti e individuati dai servizi di sicurezza) «cercano sempre di seminare confusione e caos all’interno delle istituzioni per spingere verso una ribellione interna». È parso evidente il riferimento a Ennahdha.

Secondo una delegazione dell’Ente per la prevenzione della tortura (Inpt) e dell’Alto commissariato per i diritti umani (Unhcr) che lo hanno visitato domenica 2 gennaio, Bhiri «è sotto stretta sorveglianza in cardiologia a Biserta (nel nord del paese), perché affetto da diverse malattie croniche (diabete e ipertensione, in particolare).

Rifiuta «tutto il cibo e le cure» e i medici temono che la sua salute peggiori. Era «lucido» e «non in condizioni critiche» quando cinque delegati dell’Inpt e dell’Alto Commissariato gli hanno parlato.

Una fonte dell’Inpt ha confidato all’agenzia Afp di non avere notizie dall’altro arrestato il 31 dicembre scorso, Fethi Baldi, anche lui membro di Ennahdha.

Denuncia per rapimento

Ieri, Samir Dilou, avvocato e deputato del partito islamico, ha dichiarato alla stampa che l’arresto di Bhiri è un evidente “affaire politico”, strumentalizzato dalla giustizia. E ha annunciato di voler sporgere denuncia per “rapimento” contro il presidente Kaïs Saïed e il ministro dell’interno.

Si trova ancora in gravi condizioni anche Zouheir Ismaïl, in sciopero della fame da 10 giorni e ricoverato dal 2 gennaio in ospedale. È uno degli attivisti di “Cittadini contro il golpe”, iniziativa popolare che ha proposto una tabella di marcia per porre fine alla crisi politica nel paese includendo, tra l’altro, l’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative previste nella seconda metà del 2022.

Nell’ambito di questa iniziativa, il 23 dicembre alcuni attivisti hanno dato vita a uno sciopero della fame per protestare contro quello che hanno chiamato «potere totalitario» e «la repressione delle voci degli oppositori» nel paese.

Consultazioni online

Ma il presidente Saied non appare affatto turbato da questi avvenimenti. Anzi: alza sempre di più l’asticella dello scontro nel paese. Dopo aver ibernato il parlamento il 25 luglio scorso annunciando nuove elezioni solo per il 17 dicembre di quest’anno, l’obiettivo dell’ex docente di diritto costituzionale è riscrivere la Carta fondamentale del paese, approvata nel 2014. Carta straccia oramai, a suo dire.

Non è chiaro come voglia apportare queste modifiche. Il presidente non ha ancora parlato di costituente. Tuttavia, ha già dato vita a una consultazione nazionale online, che aveva annunciato lo scorso dicembre. È partita sabato scorso, infatti, la sperimentazione dell’operazione “La tua opinione, la nostra decisione”, come è stata battezzata la piattaforma elettronica per raccogliere i suggerimenti dei tunisini sulle riforme proposte da Saïed.

Sperimentazione attivata nei centri giovanili di 24 regioni del paese, mentre la piattaforma sarà aperta a tutti dal 15 gennaio al 20 marzo. Sapendo che solo il 45% delle famiglie tunisine dispone di una connessione internet, chi non ne è dotato potrà rivolgersi ai vari comitati di quartiere.

La consultazione copre sei temi: affari politici ed elettorali, affari economici e finanziari, affari sociali, sviluppo sostenibile, salute oltre alla qualità della vita, istruzione e cultura.

Gli utenti registrati dovranno rispondere a un set di 30 domande oltre a diversi spazi dedicati alla libera espressione.

Le consultazioni serviranno sia per predisporre il referendum costituzionale del 25 luglio prossimo, sia per arrivare al voto anticipato del 17 dicembre. Una data non casuale essendo l’anniversario dell’immolazione di Mohamed Bouazizi che diede il via alla rivoluzione del 2011. Di cui Saïed si dice il protettore.

Altri, invece, lo giudicano un golpista dai guanti bianchi. (GB)

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