I COLORI DI EVA – ottobre 2010
Rebecca Gaisie *

Sono una ragazza ghaneana cresciuta in Italia. In tutta onestà, credo di poter dire di essere sempre riuscita a integrarmi – e a sentirmi integrata – nella società italiana, nonostante le molte difficoltà causate dagli atteggiamenti discriminatori di alcune persone ignoranti e scortesi.

Una sola cosa mi manca. O meglio, un solo ostacolo non sono mai riuscita a superare: avere un ragazzo italiano. Mille e mille volte mi sono domandata: «Ma è possibile?». E dire che, da ciò che gli altri mi dicono (e non credo siano tutti caritatevolmente bugiardi), non sono male come ragazza. Anzi, taluni mi dicono che sono decisamente bella. E allora perché i ragazzi italiani non mi guardano o, se lo fanno, mi squadrano, mi lanciano un’occhiata… e poi si fanno acchiappare dalla prima bionda che passa? Uffa!

Quando frequentavo la scuola materna non era così. Ricordo che ero la fidanzatina di molti. Mi ero fidanzata con Alessandro, che mi regalava le violette e le margherite. Poi divenni la fidanzata di Matteo, dopo che mi aveva regalato il profumo di Pocahontas. E poi fui anche l’amichetta del cuore di Aldo, che aveva un bellissimo cane con cui giocavamo tutti i pomeriggi.

Da quegli “amori” sono trascorsi molti anni. Sono cresciuta. Oggi ho ventun anni. Sto per iniziare l’università. E, sempre da ciò che gli altri mi dicono, non ho smesso di essere carina.

Mi sono presa una cotta con Marco, un mio ex compagno di liceo. È alto. Ha la carnagione scura, i capelli nerissimi e gli occhi verdi. Di lui amo il sorriso incantevole e il senso dell’umorismo. Diciamo che lo trovo semplicemente fantastico. Il guaio è che non è mai uscito con una ragazza nera. È giunto a confessarmi: «Non mi sognerai mai di farlo». Più volte gli ho chiesto: «Ma perché?». Ha sempre tirato fuori scuse che non esito a definire stupide (anche se lui stupido non è), tipo: «Le ragazze nere hanno le labbra troppo grandi. Le bacerei male». Alla fine, un paio di mesi or sono, m’ha detto la cruda verità: «I miei amici mi prenderebbero in giro». Non potendo credere ai miei orecchi, gli ho chiesto di ripeterlo. E lui non ha esitato un solo istante a farlo: «Non intendo essere preso in giro dai miei compagni».

È incredibile! Siamo nel Terzo Millennio, ma c’è ancora gente che non riesce a concepire l’idea di una coppia bicolore. Avrei quasi voglia di piangere. Quante lotte in favore della multietnicità buttate al vento! Alla fine, tuttavia, ho preferito pensare che la questione riguardasse solo Marco e i suoi amici.

Avevo ormai perso ogni speranza e già mi dicevo che non sarei mai riuscita a trovare un ragazzo che mi piacesse e a cui io piacessi davvero, quando, all’improvviso, ecco arrivare Aziz.

Mi chiederete com’è. Ebbene: è alto, ha i capelli neri e gli occhi ancora più neri. È dolcissimo e simpaticissimo. Che carnagione ha? Scura. Piuttosto scura. Molto più scura di quella di Marco. Viene dal Burkina Faso, “il paese degli uomini integri”. È un brukinabè. Un africano, quindi.

Potrà sembrare strano, ma prima di conoscere Aziz, giuro che non avevo mai pensato di fidanzarmi con un africano. Da italiana, davo per scontato che mi sarei messa con un italiano. Non ne facevo una questione di colore della pelle, e tanto meno di dimensioni delle labbra.

Di certo, però, con un fidanzato africano, non avrei incontrato i problemi che ho avuto con Marco (and Co.): gli amici non ci avrebbero preso in giro per via della pelle, né avremmo avuto problemi a baciarci, dato che ambedue avremmo avuto labbra carnose.

Per un po’ di tempo, io e Aziz siamo usciti insieme. Poi, circa due anni e mezzo or sono, ci siamo fidanzati.

No, non sono riuscita ad avere un principe azzurro. Ma l’ho trovato burkinabè.