Africa Climate Week: prove tecniche di allineamento sul clima - Nigrizia
Ambiente COP 27 Gabon
In Gabon una tappa chiave per la lotta continentale contro il cambiamento climatico
Africa Climate Week: prove tecniche di allineamento sul clima
29 Agosto 2022
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 2 minuti

Libreville, in Gabon, inaugura oggi l’inizio dei lavori dell’Africa Climate Week. Fino a giovedì 1 settembre, rappresentanti dei governi, del settore privato e della società civile, discuteranno di come far fronte agli effetti del cambiamento climatico

Per lo UN-Climate Change (l’organizzazione delle Nazioni Unite dedicata al cambiamento climatico) si tratta di una settimana decisiva, in vista del prossimo evento mondiale sul clima, la Cop 27, che avrà luogo a novembre in Egitto. 

I paesi africani sono chiamati ad allineare il più possibile le loro posizioni per fare opera di pressione in modo congiunto. 

A parte cercare soluzioni comuni contro problemi come siccità e temperature in aumento, c’è da vedere se, e in che modo, verrà abbordato il discorso sulla transizione energetica. 

Già ad inizio agosto, era emerso come l’Unione Africana fosse intenzionata ad arrivare alla Cop 27 con una richiesta di un forte investimento in energie da fonti fossili. Una posizione in controtendenza rispetto alla sempre crescente centralità attribuita alle rinnovabili a livello globale. Ma per molti paesi africani, lo sfruttamento delle proprie risorse fossili è visto come fondamentale per sostenere la propria industrializzazione. 

Il rispetto dell’equilibrio tra ambiente e profitto rimane comunque centrale nell’Africa Climate Week. E la scelta del Gabon per ospitare il summit non è casuale. Il piccolo stato costiero dell’Africa centrale si è eretto a modello per la difesa delle sue foreste, che ricoprono l’88% del suo territorio.

Una scelta ambientalista che dovrebbe premiare anche le finanze nazionali. Libreville spera di fare cassa non con lo sfruttamento del legname, ma vendendo crediti di carbonio (le ultime stime arrivano fino a 2 miliardi di dollari) ai paesi inquinanti. 

Questo, almeno, nelle dichiarazioni delle autorità del paese, in mano dal 1968 alla famiglia Bongo. Nigrizia ricorda che, nonostante gli sforzi compiuti dalle autorità, il Benin resta un importante centro per il disboscamento illegale e il commercio di specie selvatiche protette. E ricorda il “caso kevazingo” che nel maggio 2019 portò al licenziamento del vicepresidente e del ministro delle foreste.

 

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