Armi, Conflitti e Terrorismo Gambia Senegal
Una difficile posizione di equidistanza
La Turchia tra due fuochi nella Casamance
Ankara fornisce armi e addestramento sia all’esercito di Dakar sia a quello gambiano, storico alleato dei separatisti della regione meridionale del Senegal. Se le tensioni aumentassero, Erdoğan dovrà scegliere da che parte stare. Almeno ufficialmente
21 Aprile 2022
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 3 minuti
casamance 1

Da una parte le armi fornite all’esercito senegalese per soffocare le spinte separatiste nella regione meridionale di Casamance, incuneata tra i territori di Gambia e Guinea-Bissau. Dall’altra la collaborazione militare da preservare con il Gambia, che dei ribelli senegalesi è invece uno storico alleato. Stretta tra questi due fuochi in Africa Occidentale, la Turchia almeno per il momento sembra non avere difficoltà nel mantenere una posizione di equidistanza rispetto ai due partner. Che, dal canto loro, sanno di non potersi permettere di rivendicare un rapporto esclusivo con Ankara.

Lo scorso 23 marzo, dopo giorni di silenzio, l’esercito senegalese ha diffuso un bilancio dell’ultima campagna militare avviata per stanare e neutralizzare i covi dei separatisti del Mouvement des forces démocratiques de Casamance (Mfdc) annidati lungo i confini meridionali che lo separano dal Gambia. Nelle operazioni militari sarebbe rimasto ucciso un soldato e altri otto sarebbero stati feriti. Come era prevedibile, gli effetti collaterali degli attacchi si sono materializzati anche in territorio gambiano. Nel corso dei raid effettuati su Karounor, alcune delle bombe sganciate da aerei ed elicotteri senegalesi sulle postazioni dei ribelli sono cadute oltreconfine. I bombardamenti hanno inoltre alimentato nuovi flussi di profughi che si sono riversati verso il Gambia.

Rispetto ai tempi in cui in Gambia era al potere il presidente Yahya Jammeh, rimasto in carica ininterrottamente dal 1994 al 2017, i rapporti tra l’esercito i servizi di intelligence gambiani e i separatisti dell’Mfdc si sono raffreddati. Erano rapporti a cui Jammeh teneva molto, poiché aveva interesse a controllare i traffici di legname tra la regione di Casamance e il suo paese. Nonostante ciò, nelle aree del Gambia confinanti con la Casamance le comunità dei villaggi gambiani di etnia diola continuano a essere solidali con i separatisti senegalesi, a cui non hanno mai smesso di inviare combattenti a supporto. Così come nei reparti dell’esercito del Gambia stanziati al confine con la regione sono molti i soldati che sostengono la causa dei ribelli.

Il paradosso è che ad alimentare queste tensioni, con l’invio di armi sempre più sofisticate, è lo stesso paese, ovvero la Turchia. Ankara è il primo partner militare dell’esercito gambiano, a cui fornisce armi e addestramento. Lo stesso vale per l’esercito senegalese, equipaggiato e addestrato dai turchi. Insomma, se nella Casamance la situazione dovesse surriscaldarsi ulteriormente, con nuovi bombardamenti dell’aviazione senegalese in territorio gambiano e vittime tra i civili, i governi di Senegal e Gambia potrebbero arrivare ai ferri corti. E la Turchia, almeno ufficialmente, dovrebbe scegliere da quale parte stare.

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